“L’Apuano”, il monumento in onore ai caduti della prima guerra mondiale

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SERAVEZZA – ( di Valentina Mozzoni ) – Prosegue con successo il Ciclo di Conferenze organizzato dall’Istituto Storico Lucchese, Sezione Versilia Storica,  presso la Pro Loco di Seravezza. Ieri pomeriggio la conferenza su “L’Apuano”, il Monumento in onore ai caduti della Prima Guerra Mondiale, di Cornelio Palmerini, collocato nella Piazza Carducci.  In sala Luigi Santini e Lodovico Gierut per il ripristino della recinzione in ferro.

La conferenza si aperta con un aneddoto.
Genesi di un’ispirazione nella solidità e nella bellezza del nostro marmo.
“L’Apuano, questo il nome conferito al monumento dal suo ideatore (Cornelio Palmerini, Camaiore, 1892-1927), trasse ispirazione da un episodio avvenuto nel corso della guerra italo-turca di Libia (1911-1912): «… poco prima della mezzanotte dell’11 febbraio 1912, gli arabi attaccarono con forze superiori, come numero e mezzi, la nostra ridotta a Derna, composta dal quinto reggimento degli Alpini. Dopo breve resistenza, consumate tutte le munizioni, i soldati italiani intrapresero la difesa con ogni mezzo. Nel furore della lotta, un alpino, incurante delle ferite, rimasto anch’egli senza munizioni, lanciò un macigno contro il nemico ormai giunto nei pressi del muro protettivo. Il suo gesto, ripetuto dagli altri, contribuì a tenere gli arabi a distanza. Palmerini trasfuse l’episodio nel monumento di Seravezza, trovando unanime consenso presso la commissione giudicatrice …» (da una memoria di Tito Salvatori (1913-1999) su «Versilia oggi», aprile 1995; ed inoltre, su Giorgio Giannelli: «Almanacco versiliese”, volume III, 2008).
La foto, eseguita da Leandro Cella da Pietrasanta, è tratta dall’opuscolo: «Seravezza ai suoi Caduti», del 1928, gentilmente messo a disposizione da Dario Del Veneziano”.

Fin dal giorno della sua inaugurazione, il complesso monumentale della Piazza Carducci, era costituito non solo da “L’Apuano” ma anche da un giardinetto perimetrale, fazzoletto di terra dedicato all’eterno riposo di tutti coloro che si  erano sacrificati per la patria e dalla guerra non avevano più fatto ritorno, delimitato da una recinzione quadrata in ferro, sorretta da dei pilastrini in marmo. A seguito dei lavori di risistemazione della Piazza, dopo la disastrosa e funesta alluvione del giugno del 1996, ci fu una radicale rivisitazione del complesso monumentale, al quale fu tolta la recinzione e il giardinetto perimetrale che avevano un inestimabile valore in termini di memoria storica. Le ragioni addotte a chi chiedeva spiegazioni furono prima  di natura economica e, infine, ideologica. Alcune parti della recinzione, purtroppo, sono andate perse o hanno subito danni importanti, nel tempo, come nel caso dei pilastini in marmo ma, nel complesso, la recinzione è ancora quasi del tutto integra e conservata nel magazzino del Comune, così come ha confermato Riccardo Biagi, Presidente del Consiglio Comunale, che assisteva alla Conferenza. In sala anche il Sindaco Riccardo Tarabella che al termine dell’esposizione di Luigi Santini e Lodovico Gierut, illustrando agli astanti i nuovi stanziamenti per la biblioteca, si è anche impegnato a prendere in seria considerazione il ripristino del complesso monumentale.

Commovente il racconto di un reduce della Seconda Guerra Mondiale, il signor Francesconi, che tanto si era speso affinché fosse ripristinata la recinzione, dopo l’alluvione del giugno 1996.

Le parole più toccanti: “ quello che voi oggi, ignari, calpestate era un tempo un cimitero ideale dove le madri, che mai videro tornare i propri figli dalla guerra, potevano deporre fiori e versare lacrime, quel cimitero ideale era una preziosa eredità per le future generazioni da parte di coloro che avevano donato alla madrepatria il sacrificio più grande, la loro vita”.

L’Istituto Storico Lucchese ringrazia Versilia Oggi.

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