Le dimissioni del direttore artistico del Festival Pucciniano dietro le quinte

VIAREGGIO – ( la redazione ) – Le dimissioni del direttore artistico del Festival Pucciniano dietro le quinte

Non è escluso che anche questa vicenda passi sulla testa della città come ordinaria gestione. Rimane la speranza che il consiglio comunale investito delle dimissioni irrevocabili del dottor Taddeo porti qualche luce. Anche perché in ballo non c’è solo il buon nome della manifestazione, ma anche del sindaco di Viareggio.

Ma andiamo per ordine.

1) A dire che Taddeo ha lavorato bene è stato il sindaco Del Ghingaro nella conferenza stampa del 30 agosto 2017: «Abbiamo fatto un gran lavoro di squadra e credo che questa sia la via giusta da portare avanti». E poi: «Avevamo chiesto qualità. E anche in questo siamo riusciti». Inutile aggiungere che la qualità di un festival lirico dipende in grande misura dal suo direttore artistico (tranne che a Torre del Lago non sia qualche altro direttore a farlo). Squadra che vince, dunque, non si cambia. Viceversa, il 28 marzo 2018 il consiglio di amministrazione delibera un «Avviso pubblico per la scelta del direttore artistico» (termine per la presentazione delle domande il 27 aprile, trenta giorni incluso i ponti di Pasqua e della Liberazione e non facendo fede il timbro postale di ricevimento).

I casi sono due: o il sindaco Del Ghingaro nel frattempo ha rimeditato sul «lavoro di squadra» (che ovviamente non poteva non includere il direttore artistico), oppure a Torre del Lago si sono infischiati delle sue parole (parole, notare bene, che rimangono pur sempre quelle del socio principale della Fondazione).

Ai primi di aprile, infatti, il presidente Veronesi ha formalmente prorogato l’incarico a Taddeo per l’edizione 2018. Conoscendo quanto il maestro Veronesi sia ligio al dovere e rispettoso delle gerarchie, sorge spontaneo chiedersi se abbia preso questa decisione senza l’autorizzazione del ‘padrone’ della Fondazione che l’ha nominato, ovvero il sindaco Del Ghingaro.

Per cui:

Se Del Ghingaro sapeva del rinnovo contrattuale a Taddeo, ha parlato due lingue: una con i consiglieri della Fondazione (l’Avviso Pubblico) ed una con il suo presidente Veronesi (il rinnovo a Taddeo). L’opinione pubblica meriterebbe una parola di chiarezza dal primo cittadino: il presidente Veronesi ha agito autonomamente (e quindi in contrasto con la decisione del consiglio di amministrazione per la selezione pubblica) o è stato autorizzato (dal Comune) a rinnovare il rinnovo contratto di aprile a Taddeo?

La questione non è di lana caprina. Perché se il sindaco era d’accordo con l’Avviso Pubblico, allora Veronesi non si capisce più chi rappresenti: non il consiglio di amministrazione (che di fatto sfiducia il suo incarico a Taddeo per l’edizione 2018) e non il sindaco (il quale essendo d’accordo con l’Avviso Pubblico non poteva certo avere autorizzato Veronesi a rinnovare il contratto a Taddeo).

Un presidente della Fondazione che rappresenta solo se stesso è obiettivamente inquietante. Ma non è meno inquietante un sindaco che mantiene un presidente che non rappresenta nessuno.

Qui non si tratta di versioni, solo e unicamente di logica.

2) La decisione dell’Avviso Pubblico è un atto lodevole di trasparenza della gestione della Fondazione. La lode della trasparenza, tuttavia, per non diventare paravento al dubbio di oscure trame necessita della coerenza. Il dottor Taddeo nella conversazione avuta con la nostra redazione si è chiesto del «perché un Avviso Pubblico per il direttore artistico e non già anche per il capo ufficio stampa» (ma potremmo anche aggiungere: perché non anche un Avviso Pubblico per il direttore generale e il direttore amministrativo della Fondazione? O per la selezione del direttore d’orchestra ospite? Quanti pesi e quante misure?)

Il capo ufficio stampa della Fondazione Festival Puccini, senza nulla eccepire  ovviamente sulla professionalità (il medesimo della Fondazione Carnevale, e quale maggiore sinergia cittadina di comunicazione in più pretende il sindaco?), rimanendo ai tempi più recenti, ha il contratto affidato e prorogato dalla delibera del 29 maggio 2015 (importo 18.500 euro + iva all’anno). 5 maggio 2016: «rinnovo contratto di collaborazione». 28 giugno 2017: «proroga contratto incarico da gara» (nell’archivio bandi della Fondazione non risulterebbe però alcuna gara, ma possiamo avere letto male). 8 gennaio 2018: «proroga contratto» (per gennaio febbraio e marzo, stavolta per euro 7.000 + iva, urgenza dell’Epifania! per mesi notoriamente di massima attività della Fondazione).

I vincoli di parentela – in questo caso del capo ufficio stampa e del super potente direttore generale – non costituiscono mai un impedimento giuridico agli incarichi, tuttavia sarebbe opportuno diradare la nebbia – per gli stessi interessati da proteggere da ogni illazione – tanto più quando l’incarico è, come dire, «mascherato» con il nome di una società e in realtà è svolto fisicamente dalla stessa persona.  La domanda che si è posta il dottor Taddeo («perché non anche un Avviso Pubblico per l’ufficio stampa?») pare l’occasione meritevole per sgomberare qualsiasi dubbio.   Sia chiaro: non ci sono illeciti o impedimenti di legge per incarichi professionali diretti sotto una determinata soglia economica. E una questione di forma, come dire, estetica. Lo diciamo non per tranquillizzare noi, che non abbiamo alcun dubbio sull’onestà degli interessati e degli amministratori della Fondazione, ma per l’opinione pubblica affinché abbia un motivo in più per apprezzare la ventata di trasparenza portata a Viareggio dal sindaco Del Ghingaro.

3) Veniamo alla questione dei cast. Il direttore artistico sulla base dell’incarico  formalmente ricevuto, presenta una lista di artisti e il consiglio di amministrazione la boccia sostituendoli (a quanto dichiara lo stesso Taddeo) con artisti di inferiore qualità dell’Est Europa.

Va dato atto al dottor Taddeo di essere stato professionalmente coerente: di fronte alla bocciatura – a torto o a ragione – ha rassegnato le proprie dimissioni, non volendo assumersi la responsabilità di un Festival non suo. Meno lineare, in verità, appare la condotta del consiglio di amministrazione: se la consistenza dei bocciati è stata così ampia come sostiene il dottor Taddeo, il consiglio di amministrazione insieme alla bocciatura dei nomi avrebbe dovuto coerentemente licenziare in tronco il direttore artistico. Un direttore artistico che ‘canna’ il cast è la negazione del proprio ruolo.  Qualcosa non quadra.

A quanto dice l’ex direttore artistico, gli artisti sostituiti sarebbero provenienti dall’Est Europa, e di qualità decisamente inferiore a quelli da lui proposti e bocciati dal consiglio di amministrazione (qualcuno poi, se vorrà, spiegherà alla città le motivazioni delle scelte e delle bocciature e delle comparate qualità artistiche, non è secondario per capire meglio cosa è accaduto e che Festival la città e il pubblico devono attendersi). Anche qui, un invito a sgomberare il campo da ogni possibile dubbio pare legittimo: il maestro Veronesi è un assiduo frequentatore di Belgrado e dei paesi dell’Est dove è stato chiamato a dirigere con prestigio e grande successo. Siamo convinti che la sua professionalità internazionale e l’esperienza personale diretta, non ce ne voglia il dottor Taddeo, abbia guidato ponderatamente la scelta degli artisti stranieri. La coincidenza, tuttavia, è palese. Sarebbe opportuno confortare l’opinione pubblica sull’assenza di qualsiasi relazione tra l’attività privata di direttore d’orchestra del maestro Veronesi e la sua carica pubblica di presidente della Fondazione. Anche in questo caso, conoscendo la rettitudine del maestro Veronesi non abbiamo alcun motivo per dubitare sulla trasparenza del tutto, lo diciamo esclusivamente, nell’interesse degli interessati e dell’opinione pubblica.

4) Infine, l’ultima ora. Il presidente Veronesi che assume ad interim la carica di direttore artistico. Potrebbe essere il vero snodo del dietro le quinte: il passaggio del maestro Veronesi a direttore artistico del Festival – carica che per altro meglio si adatterebbe alla sua professionalità rispetto a quella tecnica di amministratore – e la nomina di un nuovo presidente della Fondazione Festival Pucciniano. Ma forse, in questo caso, si tratta solo di un pensiero malizioso.