Presenze vibranti, incerte, contemporanee. Sono le Sibille del fotografo americano Bill Armstrong, noto per il suo lavoro astratto e sfumato a colori. Prendendo spunto dalle celebri Sibille del pavimento marmoreo della cattedrale di Siena, l’artista ha creato una serie di immagini sospese tra visione e mistero. Il risultato è un dialogo tra fotografia contemporanea e grande arte rinascimentale confluito nell’esposizione “Sibyls”, visitabile fino al 15 novembre nella Cripta del Complesso Monumentale del Duomo di Siena. Attraverso la sfocatura, elemento distintivo della sua ricerca artistica, Armstrong elabora le Sibille che perdono così la loro stabilità iconografica. L’artista non documenta il passato, ma lo destabilizza, creando un confronto eloquente e suggestivo tra la solidità del marmo e la fragilità dell’immagine fotografica, tra permanenza e instabilità. Un contrasto già insito nell’utilizzo originale del medium, la fotografia, abitualmente associata alla precisione documentaria e che invece nelle mani di Armstrong diventa terreno di dubbio e ambiguità.
Definito da Giorgio Vasari “il più bello, grande e magnifico mai realizzato”, il pavimento del Duomo di Siena e le sue antiche figure oracolari diventano enigmi aperti, capaci di interrogare il presente e i meccanismi della percezione. Figure nate nel mondo antico come voci oracolari, reinterpretate nei secoli come annunciatrici di verità più alte, le Sibille trovano oggi una nuova dimensione: non più immagini da decifrare, ma enigmi da attraversare. La loro natura frammentaria e contraddittoria — già evidente nelle fonti classiche e nella loro rilettura cristiana — viene tradotta da Armstrong in una grammatica dell’indefinito.
Promossa dall’Opera della Metropolitana di Siena e dall’Arcidiocesi di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino, la mostra si presenta come un’esperienza immersiva in cui lo spettatore è invitato non tanto a riconoscere le immagini, quanto a smarrirsi dentro di esse. Perché è proprio nello smarrimento — sembra suggerire Armstrong — che l’immagine torna a generare senso.
Le Sibille del Duomo di Siena, da pietra a enigma




