Chi non ha mai sognato di vivere su un’isola? Nella vita di tutti i giorni però le realtà insulari sono costrette a vivere situazioni di grande difficoltà che di fatto portano allo spopolamento dell’isola. Questo è infatti ciò che sta accadendo all’Elba, in cui il turismo rappresenta l’unica fonte lavorativa possibile.
Ed è proprio per invertire questo trend che Confindustria Toscana Centro e Costa ha presentato a Portoferraio il suo nuovo piano per reindustrializzare l’isola, offrendo così un’alternativa al solo turismo, e contrastare la denatalità.
L’analisi economica condotta da Confindustria ha evidenziato una forte sproporzione nel tessuto imprenditoriale isolano. Se i servizi di alloggio e ristorazione rappresentano da soli il 22% delle imprese totali, il settore manifatturiero si attesta invece sul 4%, con una contrazione del 24.3% delle aziende negli ultimi undici anni. Gli addetti dell’industria manifatturiera sono appena il 4.2% della forza lavoro elbana, contro una media del 10.3% registrata nelle isole maggiori italiane.
A questo si affiancano preoccupanti indicatori demografici e sociali, la popolazione giovanile tra i 25 e i 39 anni risulta infatti in sensibile calo, mentre la quota di giovani che non studiano e non lavorano ha toccato il 15.6%, contro una media regionale dell’11.5%.
Per poter rilanciare l’industria sull’isola all’interno del documento è stata individuata una serie di comparti ad alto potenziale su cui concentrare gli investimenti futuri, come: cantieristica nautica, infrastrutture portuali, turismo nautico, manifattura avanzata e logistica sostenibile.
Per sostenere questa transizione, Confindustria chiede alla Regione Toscana un piano straordinario di sviluppo industriale insulare, incentivi mirati per startup, una riserva dedicata di fondi europei Fesr e Fse+ per la formazione, oltre a un rafforzamento dei collegamenti.
A livello nazionale, la proposta punta all’istituzione di un “Fattore insulare industriale” e all’estensione della Zona Economica Speciale o di strumenti analoghi dotati di credito d’imposta, semplificazioni burocratiche e agevolazioni per i costi energetici e di continuità territoriale.



