L’Italia è il primo paese in Europa per immobilità sociale

In molti dicono che nella vita basta la volontà per diventare o fare qualsiasi cosa si voglia. Per la stragrande maggioranza le cose non funzionano così. In particolare se sei italiano, stai in bolletta e brami il giorno in cui tutto questo sia solo un brutto ricordo.

Secondo database della Banca Mondiale e il conseguente rapporto Fair Progress sulla mobilità sociale nel mondo, è molto probabile che se nasci povero in Italia, lo sarai per il resto della tua vita. Il rapporto si focalizza, in particolare, sulla mobilità sociale da un punto di vista intergenerazionale, su come questa si è evoluta nel tempo e su quali siano i fattori che potrebbero essere associati a una maggiore mobilità.

Nel bel paese quasi la metà del reddito dei figli è determinata dal livello di quello dei padri.

L’ascensore sociale è fermo, o comunque molto lento. “Val la pena prendere le scale” direbbe chi pensa che i sogni possano essere alimentati anche solo dalla forza di volontà ma se decidiamo di generalizzare, perché poi c’è anche quell’uno su mille che ce la fa, la triste realtà è quella sopracitata.

In Italia il titolo di studio dei genitori è meno importante di prima nel definire quello che avremo o abbiamo noi, ma è anche poco importante nel determinare le nostre opportunità sul lavoro, di reddito e di benessere. La spiegazione, stando sempre al rapporto, sta nel fatto che in paesi come l’Italia a contare sono lo “status sociale, conoscenze e relazioni amicali”, cosa che non succede in paesi dove c’è meno disoccupazione.

Nel rapporto della Banca mondiale è riportato anche un interessante sondaggio sulla percezione stessa della mobilità, da cui emerge che gli italiani sono al penultimo posto, seguiti solo dalla Slovenia, in quanto a pessimismo. Infatti, otto italiani su dieci non credono minimamente che “i bambini che nascono oggi staranno meglio di noi”.

In conquibus, dati alla mano, quello che ne viene fuori è che il punto da cui partiamo ha un peso che difficilmente uno riesce a scrollarsi di dosso, come dice il rapporto stesso, quel punto di partenza “è una lotteria”.