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Lite Biti-Mossuto, ancora polemiche e accuse di sessismo

A quasi 24 ore dalla lite furibonda avvenuta durante il Consiglio comunale di Firenze, continuano le polemiche tra l’assessora all’urbanistica Caterina Biti e il consigliere della Lega Guglielmo Mossuto.

Lo scontro, consumatosi nell’aula di Palazzo Vecchio, non si è esaurito con la fine della seduta. Nel “day after” entrambi i protagonisti sono tornati sulla vicenda per chiarire le rispettive posizioni.

L’assessora Biti, attraverso un video pubblicato sui social, ha parlato apertamente di offese a sfondo sessista ricevute durante il dibattito. “Sentirsi dire ‘stai zitta’ o ‘torna al tuo posto’ non è certo un bell’esempio di parità di diritti”, ha dichiarato, spiegando che quelle frasi sono state all’origine della sua reazione.

“Quello che mi è stato detto in Consiglio comunale è un attacco a una donna, a un’istituzione, a una persona libera. Da persona libera, è inaccettabile”, ha aggiunto, ringraziando il Partito Democratico e i cittadini che le hanno espresso solidarietà per aver risposto a quelli che definisce “insulti del tutto inaccettabili”.

Di diversa lettura la posizione di Mossuto, che ha definito l’episodio “poco edificante”, sottolineando di immaginare lo stato d’animo dei cittadini fiorentini che seguivano la seduta in streaming o dal pubblico.

Nel merito della discussione – legata alla concessione di spazi scolastici per il Ramadan – il consigliere ha ribadito la propria convinzione: “Agevolare la professione religiosa altrui non deve sminuire la nostra religione e le tradizioni cattoliche”.

Mossuto ha inoltre respinto le accuse di sessismo: “Ho il massimo rispetto per gli esseri umani e non toccherei una donna neanche con un fiore”. Ha però parlato di un clima di “ostruzionismo verbale” nei suoi confronti che, a suo dire, avrebbe generato esasperazione.

Sullo sfondo restano anche gli insulti rivolti al vicepresidente del Consiglio comunale Vincenzo Pizzolo (Avs-Ecolò), ulteriore segnale di un clima politico sempre più teso. Un episodio che riaccende il dibattito sul rispetto istituzionale e sul linguaggio utilizzato nelle sedi pubbliche.


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