Quando si parla di donare, Livorno non è seconda a nessuno. Mentre la regione attraversa una fase di stabilità, l’Avis livornese registra infatti numeri senza precedenti, con oltre 18 mila donazioni nel 2025. Cresce il peso delle donne tra i nuovi iscritti, mentre l’associazione lancia la sfida per il ricambio generazionale.
Livorno si conferma il polmone della Toscana, garantendo un afflusso costante di sangue e plasma essenziale per interventi chirurgici e terapie salvavita in tutta l’Area Vasta Nord Ovest. L’indice di donazione (2,04), superiore alla media regionale di 1,92, riflette un senso civico d’eccellenza e una rete di volontariato estremamente capillare ed efficace. Particolarmente significativo è l’aumento della partecipazione femminile tra le nuove leve: un traguardo che segna un cambiamento culturale importante, bilanciando una base storica tradizionalmente maschile.
Claudia Firenze, Presidente di Avis Toscana, ha commentato con entusiasmo il nuovo record stabilito dal capoluogo labronico sottolineando come Livorno si confermi un motore trainante per la raccolta regionale. In un anno di stabilità generale, questo risultato testimonia l’altissimo senso civico dei livornesi, garantendo non solo quantità ma una qualità del dono eccellente.
L’ultimo rapporto annuale Avis delinea una provincia che corre più veloce delle altre, trainata dalle zone di Livorno, Bassa Val di Cecina, Val di Cornia e Isola d’Elba. Nel 2025 le donazioni totali sono state 18.189, a fronte di 10.638 soci complessivi, di cui ben 1.197 nuovi iscritti nell’ultimo anno.
Se la “vecchia guardia” dei donatori è ancora prevalentemente maschile (60%), i dati sulle nuove iscrizioni raccontano una storia diversa: quasi una nuova donatrice su due è donna (46,12%), un dato che supera la media regionale del 45%. Resta però aperta la sfida del ricambio generazionale, dato che il 56% dei soci ha più di 46 anni, mentre gli under 25 rappresentano circa il 9,5% della base associativa. Incrementare questa quota è la priorità assoluta per raccogliere l’eredità dei donatori più esperti e garantire il futuro del sistema trasfusionale.




