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Livorno capitale del “Lavoro Buono”: firmato il primo Manifesto in Italia

Non un semplice documento di intenti, ma una vera e propria bussola da seguire per cambiare la cultura dell’occupazione sul territorio. Questa mattina infatti, all’interno della Sala del Consiglio Comunale di Livorno, è stato siglato il Manifesto del Lavoro Buono, un atto che vede Livorno come capofila nazionale. Quello labronico è il primo comune in Italia a promuovere un protocollo di tale portata, coinvolgendo trenta partner tra cui Regione Toscana, Prefettura, sindacati, categorie economiche e associazioni.
Il Manifesto, redatto dall’Amministrazione Comunale, nasce per rispondere alle ferite aperte del mercato del lavoro: precariato, morti bianche, discriminazioni e il fenomeno dei cosiddetti working poor. L’Assessore al Lavoro, Federico Mirabelli, ha illustrato le tre dimensioni cardine del progetto, ovvero: il lavoro sostenibile, tramite il contrasto al nero, stabilità contrattuale e retribuzioni dignitose; il lavoro sicuro, grazie alla tutela fisica e al benessere psicofisico, con un impegno corale dopo i tragici infortuni avvenuti in città a inizio anno; ed infine il lavoro inclusivo tramite l’abbattimento delle barriere di genere, orientamento sessuale e disabilità.
Il Sindaco Luca Salvetti ha rivendicato con orgoglio il ruolo di apripista della città: “Il Comune di Livorno è sul podio delle amministrazioni che hanno messo in pratica il salario minimo con risorse del proprio bilancio. Spero che questa visione si estenda ora anche ai privati”.
Il Presidente della Regione, Eugenio Giani, ha invece preferito richiamato i principi costituzionali: “Il lavoro è il fondamento della nostra Repubblica. Questo protocollo è l’espressione di un diritto che deve essere effettivo, protetto e motivato”.
L’ambizione del progetto è quella di diventare un riferimento oltre i confini comunali. L’assessore Mirabelli ha infatti proposto al Governatore Giani l’attivazione di uno studio regionale sulle condizioni di lavoro nei grandi centri urbani, partendo proprio dal “modello Livorno” per monitorare i segmenti più fragili come la logistica, il turismo e i rider.

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