Un intero call center ridotto a lavorare appena sei o sette giorni al mese, con lo spettro del licenziamento definitivo a fine anno. E’ questa la drammatica situazione vissuta dalle 76 dipendenti di Konecta a Livorno, colpite dai tagli della committente Tim e dall’avanzata dei sistemi di intelligenza artificiale.
La denuncia arriva direttamente da Samuele Falossi, segretario generale della Slc-Cgil Livorno e Pisa, a margine dell’assemblea di categoria che si è tenuta ieri nella sede del sindacato livornese.
La sede livornese di Konecta vive una situazione di estrema fragilità, infatti l’unica commessa gestita al momento è il servizio clienti 187 di Tim. La decisione della compagnia telefonica di tagliare i flussi di traffico verso gli operatori umani, accelerata dall’introduzione di assistenti digitali basati sull’intelligenza artificiale, ha costretto Konecta ad applicare contratti di solidarietà all’80% per tutto il personale, quasi interamente composto da donne.
“Nei giorni scorsi – ha spiegato Falossi – Tim ha confermato la propria intenzione di continuare a garantire al call center livornese il 20% dei volumi storici del 187, ma soltanto fino al prossimo dicembre. Significa che abbiamo esattamente sei mesi di tempo per trovare una soluzione e salvare questi 76 posti di lavoro”.
Un’impresa decisamente non semplice, per la quale la Cgil vorrebbe un maggior impegno da parte del Governo. Se da un lato infatti le istituzioni locali hanno dimostrato un grande impegno, il sindacato pretende un ruolo più incisivo da parte del Mimit (Ministero delle imprese e del made in Italy). Trattandosi di Tim, azienda a partecipazione statale, il Ministero ha il dovere di richiamare la dirigenza alle proprie responsabilità sociali.
A tracciare il quadro nazionale della crisi è stato Marco Del Cimmuto, della segreteria nazionale Slc-Cgil, che ha lanciato l’allarme sull’uso della tecnologia nei servizi al pubblico.
“Il settore dei call center è colpito duramente dall’impatto dell’intelligenza artificiale – ha spiegato Del Cimmuto -. Chiediamo da tempo che le lavoratrici e i lavoratori non rimangano schiacciati tra la digitalizzazione e la logica degli appalti al massimo ribasso. Su questo aspetto deve intervenire il governo con politiche industriali chiare”.



