Livorno, Lucca, Pisa e Viareggio: sulle ex Asl stangata fiscale da 2.252.434 euro di Ires non versata

TOSCANA – Toc toc: «A Viareggio il fisco batte cassa e chiede alla ex Asl 12 596.666,09 euro di Ires non versata in virtù di una interpretazione normativa bocciata, negli anni, da varie sentenze di Cassazione». Ad aver fatto i conti è il Capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale Maurizio Marchetti che ha iniziato a sfogliare le carte a partire dalla delibera 374/2018 del direttore generale della Asl Toscana Nord Ovest Maria Teresa De Lauretis. E’ lì che la dg parla degli accertamenti richiesti da parte dell’Agenzia delle Entrate per le annualità 2013, 2014 e 2015 nella sua area di competenza che, oltre a Viareggio, riguardano Lucca (ex Asl 2, 559.932,6 euro di mancati versamenti), Livorno (ex Asl 6 con 535.903,03 euro contestati) e Pisa (ex Asl 5 con 667.203,18 euro di Ires non corrisposta).

Il totale aziendale, 2 milioni e 252.434,32 euro, fa già impressione da sé e su questa base Marchetti nei giorni scorsi aveva già depositato un’interrogazione. Tuttavia sono noccioline rispetto al totale regionale: per stessa ammissione dell’assessore regionale alla sanità Stefania Saccardi a La Nazione Qn di domenica 20 maggio, infatti, al sistema sanitario toscano nel suo complesso «più o meno vengono richiesti 20 milioni di euro in tutto».

Per ora: «Il limite a ritroso – spiega Marchetti – per rivendicare questo tipo di credito da parte dell’Agenzia delle Entrate è del 2013. Il prima è prescritto. Per fortuna, perché l’Ires è entrata in vigore nel 2004. Nulla però si sa circa le annualità successive al 2015, anno della riforma sanitaria».

Ma qual è il punto su cui la Regione annuncia ricorsi? «Fa capo al diritto – spiega Marchetti – e in particolare all’avere assimilato le Asl a quelli che il testo unico delle leggi dirette datato 1973 chiamava ‘enti ospedalieri’, a cui è concesso di abbattere del 50% l’imposta sul patrimonio immobiliare. Fior di sentenze di Cassazione però negli anni hanno contraddetto questa impostazione, indicando solo nelle aziende ospedaliere nate con la legge del 1992 le ‘eredi’ dirette dei vecchi ‘enti ospedalieri’. Nel caso toscano, dunque, la possibilità di abbattere l’Ires esisterebbe solo per Careggi e il Meyer a Firenze, per le Scotte a Siena e per Cisanello a Pisa».

Perché, si domanda Marchetti, non ci si è fermati dinanzi ai pronunciamenti di giurisprudenza? «E’ anche così – bacchetta il capogruppo azzurro – che la Regione dà indirizzo alle Asl di far quadrare i loro bilanci? Barando per poi vedersi costretta a pagare fiori di interessi di mora coi soldi dei cittadini che quotidianamente battono il naso sui tagli ai servizi per la salute? Noi lo diciamo da anni: la bandiera dei conti in ordine su cui la sinistra di governo regionale e in particolare Enrico Rossi hanno costruito il consenso elettorale è fuffa. E questo non è che l’ennesimo episodio che lo dimostra e di fronte al quale poco è servito provare a mescolare le carte con la riforma sanitaria del 2015. Il fisco ha occhio lungo e buona memoria. Ecco i risultati».