Livorno, sottomarini in porto: è scontro con i pacifisti

La possibile destinazione di aree dello scalo livornese alla filiera della difesa scatena una dura contrapposizione politica e sindacale. Nella giornata di ieri, una delegazione formata da collettivi, sigle sindacali e forze politiche del territorio ha dato vita a un faccia a faccia con il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale, Davide Gariglio, e con il dirigente del demanio portuale, Marilli.

L’incontro, tenutosi nella sede di Palazzo Rosciano, era stato esplicitamente sollecitato dai manifestanti nel corso di una recente mobilitazione di protesta svoltasi proprio davanti ai cancelli dell’ente di gestione dello scalo. Al centro del tavolo, il fermo no all’insediamento di attività legate alla produzione e al collaudo di mezzi bellici nelle aree demaniali civili.

I rappresentanti di Potere al Popolo, Attac Livorno e del sindacato Usb Livorno hanno infatti ribadito alle istituzioni portuali la propria totale e intransigente contrarietà all’ipotesi che l’azienda Drass possa ottenere in concessione spazi banchinati. L’impresa, infatti, dovrebbe produrre sottomarini da guerra commissionati dal governo indonesiano e necessita di specchi acquei idonei per effettuare i relativi test e collaudi tecnici.

Ad aggravare i timori delle sigle di base è la durata temporale dei bandi di assegnazione. Le aree demaniali che si stanno liberando all’interno del porto di Livorno saranno infatti oggetto di concessioni a lungo termine, con scadenze capaci di raggiungere anche i dieci anni. Secondo i movimenti, l’eventuale radicamento decennale di aziende della filiera bellica rischierebbe di trasformare strutturalmente la vocazione dello scalo livornese, inserendolo stabilmente nei network della logistica militare internazionale.

“I traffici e le attività puramente civili – spiegano in una nota congiunta i rappresentanti di Potere al Popolo, Attac e Usb – hanno un’incidenza occupazionale ampiamente superiore rispetto al settore militare. Inoltre, la presenza di questi asset legati alla difesa solleva pesanti interrogativi sulla sicurezza dei lavoratori portuali e dell’intera cittadinanza. Al netto di quali saranno le decisioni finali dell’Autorità di Sistema Portuale e i contenuti dei bandi di assegnazione, siamo pronti a dare battaglia”.


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