Le temperature roventi che stanno caratterizzando le ultime settimane trasformano le banchine, le stive delle navi e le aree operative in vere e proprie fornaci a cielo aperto, facendo esplodere la tensione sociale nello scalo labronico. Il sindacato Usb Mare e Porti Livorno ha proclamato ufficialmente lo stato di agitazione in tutte le società operanti nel Porto di Livorno, preannunciando l’apertura di una fase di mobilitazione che potrebbe sfociare in un imminente sciopero generale del settore.
Nonostante mesi di tavoli tecnici e confronti con l’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale, l’Azienda USL Toscana Nord Ovest e gli enti preposti, la sigla di base denuncia infatti una sostanziale inerzia da parte del sistema d’impresa portuale.
Neppure la recente ordinanza emanata dalla Regione Toscana per limitare le attività lavorative all’aperto nelle ore di massima insolazione è servita a cambiare le cose.
“Il caldo estremo non è più un’emergenza occasionale, ma una condizione strutturale con cui fare i conti ogni estate. Quando le misure di mitigazione non bastano – ha spiegato Usb – le attività più esposte devono essere sospese nelle ore centrali della giornata. Nessun carico, nessuna nave e nessuna produttività può valere più della vita di una persona”.
A riaccendere il clima di scontro sono state poi anche alcune dichiarazioni emerse durante un recente seminario tecnico sul rischio da calore organizzato il 16 luglio presso la Provincia di Livorno.
In particolare Usb ha criticato alcune dichiarazioni lette come un tentativo di colpevolizzare i lavoratori per gli infortuni.
“In un paese in cui ogni anno si contano 1300 morti sul lavoro, definire la sicurezza un fattore di ‘buon senso’ e non un obbligo di legge è un approccio culturalmente pericoloso e profondamente sbagliato”.
Con lo stato di agitazione formalmente aperto, Usb chiede la convocazione urgente di un tavolo istituzionale per definire linee guida stringenti che prevedano lo stop alle lavorazioni più gravose nelle fasce orarie di massimo rischio climatico. Qualora le istanze avanzate non trovino un rapido riscontro operativo da parte delle imprese e delle autorità marittime, il sindacato passerà al blocco delle prestazioni lavorative.



