Una fragile tregua, poco più di una boccata d’ossigeno che sposta la scadenza ma non risolve l’emergenza strutturale. La vertenza del call center Konecta di Livorno incassa una disponibilità fondamentale da parte della committente TIM: il colosso delle telecomunicazioni si è infatti dichiarato pronto a prorogare gli attuali volumi di traffico legati al servizio clienti “187” sicuramente fino a settembre e, qualora sussistano le condizioni tecniche e commerciali, al massimo fino a dicembre 2026. Oltre quella data, non si andrà.
Questo è quanto emerso nel corso del delicato summit istituzionale svoltosi ieri a Palazzo del Governo a Livorno, convocato dal Prefetto per tentare di mediare una soluzione. Al tavolo hanno preso parte i vertici di Konecta, i rappresentanti aziendali di TIM, le istituzioni locali, le rappresentanze sindacali unitarie (RSU) e le segreterie provinciali di Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilfpc-Uil.
Il rinvio del taglio dei volumi da parte di TIM permette di congelare i licenziamenti immediati, ma costringe il personale a un regime di fortissimo sacrificio economico. La crisi continuerà a essere gestita attraverso l’ammortizzatore sociale dei contratti di solidarietà spinti fino all’80%.
La proroga di TIM rappresenta un timer con una scadenza perentoria. Konecta ha ora a disposizione esattamente sei mesi per muoversi sul mercato e intercettare nuove commesse e lavorazioni da radicare sul territorio labronico, se entro fine anno non entreranno in portafoglio nuovi clienti, la chiusura definitiva dello stabile di Livorno diventerà una certezza.
“Ringraziamo il Prefetto per la grande disponibilità dimostrata – si legge nella nota congiunta diffusa dalle sigle sindacali Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilfpc-Uil -. Abbiamo ribadito la necessità di esercitare la massima pressione sul Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) affinché si apra finalmente una seria riflessione nazionale sulla crisi generale del settore dei call center. Servono soluzioni strutturali capaci di tutelare il comparto, specialmente oggi, alla luce del sempre più dilagante e incontrollato utilizzo da parte delle aziende dell’intelligenza artificiale per sostituire l’operato e il valore del lavoro umano”.
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