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Margherita Zalaffi ai microfoni di TGregione.it: la scherma è una partita a scacchi in movimento. L’emozione più grande? La stoccata finale alle Olimpiadi del ‘92

VIAREGGIO – (di Stefania Bernacchia) Non servono molte parole per descrivere una campionessa sportiva del calibro di Margherita Zalaffi: schermitrice italiana ai massimi livelli, oro olimpico, mondiale ed europeo, debutta appena maggiorenne alle Olimpiadi di Los Angeles e continua per oltre venti anni a calcare la scena sportiva internazionale conquistando i podi più importanti nella specialità del Fioretto e della Spada.
Signora Zalaffi, lei ha vinto i più importanti titoli nel panorama sportivo mondiale. Come ci si sente ad essere una campionessa a 360 gradi?
La soddisfazione più grande è sicuramente quella di poter fare lo sport che si ama, riuscendo ad ottenere i risultati sperati. Io ho iniziato da piccola semplicemente seguendo quella che era la mia passione: amavo questa disciplina, amavo allenarmi e gareggiare, mi impegnavo senza pensare troppo al fine da raggiungere o al risultato da ottenere: lo scopo era in primis divertirsi e poi impegnarsi per migliorare, sempre. Non mi convince chi, fin dai primi allenamenti, pensa già al risultato finale, come se non ci fossero step intermedi. Occorre crescere e migliorare giorno dopo giorno, fatica dopo fatica. Solo così possiamo raggiungere la vetta.
Cosa le manca maggiormente di quegli anni, di quelle straordinarie vittorie?
Indubbiamente l’adrenalina che si prova nel dare la stoccata finale, quella determinante che sancisce la vittoria definitiva. Nella vita ovviamente ci sono molte altre emozioni, forse ancora più grandi di un oro olimpico come ad esempio la nascita di un figlio, ma il momento in cui riesci a dare il tocco finale in una gara, ecco quel momento è davvero impagabile.
Quale competizione ricorda come la più emozionante, indipendentemente dal risultato ottenuto?
Sicuramente le Olimpiadi di Los Angeles del 1984, perché sono state le prime ed ero ancora una ragazzina, mi sentivo come nel paese dei balocchi e girando nel villaggio olimpico ho provato emozioni davvero indescrivibili. E poi naturalmente quelle di Barcellona del 1992, dove abbiamo vinto l’Oro nel Fioretto a squadre.
Ha gareggiato con tantissime avversarie negli anni della sua attività agonistica. Quali ricorda come particolarmente ostiche o, al contrario, facilmente battibili?
Ricordo Cornelia Hanisch ai Mondiali di Scherma del 1981 a Clermont-Ferrand: lei era la campionessa in carica, io una riserva che sostituiva una titolare infortunata. Ebbene, riuscii a batterla! Fu un’emozione tanto indescrivibile quanto inaspettata.
Un altro incontro che ho nel cuore è quello che ho disputato alla finale dei Campionati italiani a Siena, la mia città natale. Stavo perdendo due set a zero ma con grinta e determinazione sono riuscita a recuperare e a vincere cinque set a due. Era la mia prima vittoria nazionale, nella mia città: potete immaginare cosa ho provato in quei momenti.
Infine, non potrò mai dimenticare una gara di un campionato del mondo contro un’avversaria tedesca che era incinta di cinque mesi. Mi rifiutai categoricamente di combattere contro di lei, al punto che la commissione si riunì per prendere una decisione ufficiale. Il responso fu che se il medico le aveva dato il consenso e lei ne era consapevole, dovevamo gareggiare. Persi. Fui però ripescata (all’epoca esisteva ancora il ripescaggio) e a quel punto lasciai andare ogni remora e riuscii a vincere l’incontro.
Prendo spunto da questo suo aneddoto per domandarle se questo sport, nato e considerato per decenni prevalentemente maschile, oggi ha cambiato un po’ i connotati, oppure esistono ancora pregiudizi?
Fino a qualche decennio fa le donne potevano gareggiare solo nella disciplina del fioretto, mentre gli uomini potevano scegliere tra fioretto, spada e sciabola. La scherma infatti è nata in ambito militare, quindi era rivolta esclusivamente ad un pubblico maschile. Adesso invece anche le donne possono scegliere e anzi, sembra stiano ottenendo risultati quasi migliori rispetto all’uomo.
L’Italia è sicuramente un Paese in cui questa disciplina sportiva eccelle. A livello organizzativo, esiste una struttura nazionale di riferimento?
In realtà, nonostante gli ottimi risultati ottenuti a livello nazionale, europeo e mondiale, manca quella che si definisce una scuola magistrale finalizzata alla formazione dei giovani. L’insegnamento di questa disciplina è legato soprattutto all’iniziativa e alla volontà individuale di sportivi, atleti, ex campioni che di loro iniziativa insegnano singolarmente questo sport. Di conseguenza, anche gli aiuti da parte di enti ed istituzioni pubbliche sono veramente pochi. Speriamo con il tempo questo aspetto possa migliorare.
La sua carriera sportiva è durata più di due decenni, vittorie comprese. E’ ben comprensibile che uno sportivo di alto livello non possa smettere di praticare lo sport che ama, perché è parte integrante del suo quotidiano, della sua vita. Qual è stato il suo percorso fino ad oggi?
Assolutamente. E’ impensabile per sportivi del nostro calibro riuscire a vivere senza la nostra passione, perché è parte di noi. Io sono partita giovanissima da Siena e dopo aver vissuto dieci anni a Milano e aver girato il mondo per gare e competizioni, ho scelto per motivi di cuore di tornare a vivere in Toscana, per la precisione a Viareggio, dove successivamente io e mio marito abbiamo acquistato uno stabilimento balneare. Come dicevamo prima, la mia carriera agonistica è durata molti anni, fino al 2004, anno in cui ho appeso le scarpette al chiodo, come si suol dire. Anche se non è proprio del tutto vero: non gareggio più, ma insegno questo meraviglioso sport a molti ragazzi che vogliono imparare questa disciplina presso il mio Club Scherma Viareggio, che ho aperto nel 1998. L’Assessore allo Sport di allora, Simonetti, accolse con entusiasmo l’idea di una scuola di scherma, che non era mai esistita in Versilia, e anzi mi diede la possibilità di insegnare all’interno del Palazzetto dello Sport di Viareggio. Poi per varie vicissitudini amministrative e burocratiche, il Palazzetto non è più stato disponibile e da quest’anno ci alleniamo al CTL di Lido di Camaiore, una realtà ben organizzata dove ci troviamo davvero bene.
Il Club ha numerosi iscritti, sia adulti che ragazzi (11-14 anni) e bambini (6-10 anni) e negli anni abbiamo ottenuto importanti risultati, dalla vittoria di un campionato italiano master (quello di Emanuele Brusini) a molti titoli regionali, come quello di Alberto Betti e Irene Marchi.
Adoro questo sport perché è veramente adatto a tutti, non ci si annoia mai, ogni incontro è diverso da un altro. E’ come un dialogo fra corpi: io ti propongo una cosa, tu mi rispondi e io ti rispondo a mia volta.
E per noi spettatori, in tutta sincerità, è davvero uno spettacolo unico poter assistere a questo speciale ‘dialogo fra corpi’.

Photo credits: in alto Margherita Zalaffi (a sinsitra) colpisce la francese Valerie Barlois nella spada individuale femminile ad Atlanta 1996 (Jed Jacobsohn/Getty Images); in basso foto tratta dal Catalogo ‘Sporting Marble’

Ascolta, di seguito, l’intervista alla campionessa di scherma: