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Luca Gnizio: arte, riciclo e comunità in Versilia

È un “eco social artist”, figura praticamente inventata da lui. Lombardo di nascita ma viareggino d’adozione, Luca Gnizio lavora unendo l’arte all’ecologia e all’impegno sociale: studia progetti d’arte a partire dai materiali di scarto delle aziende, coinvolgendo nel suo fare associazioni di vario genere, per imparare e costruire insieme.

Gnizio, qual è il cuore del suo lavoro?
“In pratica faccio in modo che i materiali di scarto delle aziende diventino opportunità per le associazioni, per creare lavori, nuovi corsi a seconda del materiale, momenti di aggregazione, trasformando l’arte in opportunità sia ecologica che umana. Insomma un’arte non più solo da osservare ma collaborativa, capace di attivare la comunità.
Nel corso degli anni ho lavorato con tante realtà importanti, da Levi’s alla BMW, al consorzio marmifero di Pietrasanta: l’innovazione tecnologica può essere anche artistica e sociale.
Il mio lavoro parte dal riciclo ma tocca infiniti mondi: creo il progetto a partire dagli scarti aziendali, ma mentre lo preparo immagino come coinvolgere le varie associazioni. ”

Che tipo di lavoro hai realizzato a Pietrasanta?
“Si tratta di un lavoro di una decina di anni fa. Ho collaborato con il Cosmave, il consorzio per lo sviluppo dell’attività marmifera del comprensorio apuo-versiliese, per il recupero della polvere di marmo, la marmettola, di più aziende con cui poi è stata realizzata un’opera esposta al MuSA, Museo Virtuale della Scultura e dell’Architettura, e poi in piazza Duomo”

Altri progetti?
“Lo scorso anno, durante il giro d’Italia, ho realizzato un’opera in piazza Mazzini, a Viareggio: ho creato il simbolo dell’infinito – usato dal giro d’italia femminile, in modo da abbattere simbolicamente queste etichette – realizzato con magliette rosa dipinte dai membri di tutte le associazioni viareggine, appese poi in una struttura che dava appunto al forma dell’otto sdraiato”.

Come mai hai scelto di stabilirti in Versilia?

“È un amore iniziato per caso. Ho venduto la mia prima opera a Pietrasanta, e da lì sono nate collaborazioni con varie realtà creative. A Viareggio, di cui sono innamorato, ho casa e studio. È una città a misura d’uomo, tutti i servizi sono raggiungibili a piedi, cosa che regala un’indipendenza totale. Gli spazi sono bellissimi, e poi c’è una luce che fa bene all’anima. Sono nato in Lombardia ma ho origini siciliane, la nebbia non l’ho mai amata. La luce di Viareggio rende tutto migliore. Ha spazi pubblici importanti, è sicura; e poi è viva tutto l’anno, a differenza di altre città che d’inverno si spengono”

Dall’11 al 13 settembre parteciperai alFestival di Permacultura di Bolsena. Tre giornate dedicate alla rigenerazione ecologica, alla progettazione partecipata e alla costruzione di comunità resilienti: come mai?
“La permacultura sposa tutti i principi che porto avanti da oltre vent’anni. La natura è una fonte di ispirazione incredibile, non c’è da inventare niente basta osservare e cercare di imitare i suoi meccanismi. Il festival è uno dei più importanti del panorama italiano, e ne abbiamo davvero bisogno: ci fa ricordare come si facevano bene le cose un tempo, senza questo mondo artefatto e quando c’era un senso di comunità. Dimensioni, saperi e azioni che abbiamo dimenticato e che il festival riporta alla mente, tra cui un mondo comunitario, fatto di aiuto reciproco. Ci saranno una commistione di arte, musica e corsi pratici, con sperimentazioni dirette sulla città”

Come sarà il tuo intervento?
“Ho studiato due progetti, apparentemente semplici. Il primo, Forunions, parte da un oggetto familiare come la maglietta: il consorzio Corertex di Prato ne raccoglie oltre 1000 usate per riciclarle e bagnarle poi di un unico colore, blu navy; saranno coinvolte associazioni sociali e scuole locali che coloreranno il logo del festival sulle magliette, ciascuno a modo suo. Il lavoro verrà fatto anche sul lungolago, in un workshop gratuito il 16 e 17 maggio quando tutti potranno giocare colorando. Il secondo progetto, Forelements, riguarda sempre il riciclo di tessuti, che però stavolta si trasforma in sedici bandiere artistiche, divise nei quattro elementi – acqua, fuoco, aria, terra. I simboli saranno interpretati da bambini, anziani, ragazzi diversamente abili che esprimeranno la propria creatività con giochi cromatici diversi. Verranno coinvolte anche le ricamatrici di Bolsena e quattro sbandieratrici faranno una coreografia il 13 settembre con queste creazioni. Il lavoro verrà poi sospeso per essere ammirato da tutti”.

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