Luce d’Arno, riscoprire il fiume a 50anni dall’alluvione

SIGNA – Sono passati 50 anni dall’alluvione del 1966 e c’è da esser certi che non mancheranno manifestazioni più o meno celebrative. Non è questo l’intento del progetto LUCE D’ARNO che parte da Signa il 3 settembre per un percorso di riscoperta del fiume che farà tappa a Stia, e quindi al mulino dell’Ellera per completarsi a Pisa nell’ottobre del prossimo anno. “Questa prima manifestazione si configura dunque come uno studio seminale di un “cammino lungo il fiume” che tocchi ogni aspetto delle possibili interazioni, dall’utilizzo energetico a quello estetico volto alla produzione di materiali utili ai più svariati approfondimenti” www.lucedarno.it Dunque analisi dell’habitat naturale e degli insediamenti al fine di definire un paesaggio umano della valle dell’Arno, ripercorrendone la storia e pensandone i futuri sviluppi, tra tradizione e tecnologia. Un approccio che sia da un lato di “Archeologia Umana” per usare la definizione di Berlinghiero Buonarroti, uno dei protagonisti del progetto, dall’altro di “Antropologia fluviale” pensando alle potenzialità dell’intero bacino, con Paolo De Simonis, Massimo Del Seppia e Claudio Nardi. L’iniziativa intende pertanto tentarne una lettura complessiva che si estende concettualmente e geograficamente aldilà del capoluogo toscano mirante a comprendere i sistemi relazionali che ne hanno permeato vita, attività, e relazioni di comunità. La rassegna ricca di eventi (arte, cinema, fotografia, incontri di approfondimento scientifico, musica, reading, video), avrà un occhio di riguardo per l’Arte Contemporanea che andrà ad insinuarsi in luoghi nascosti, spesso abbandonati, ma ricchi di storie, e testimonianze delle esistenze che li hanno determinati.
Si può collegare la storia geologica del territorio di Signa con quella del bacino lacustre di Firenze: una conca pianeggiante, racchiusa da un anello continuo di colline, attraversata dal fiume Arno che vi s’immetteva e ne usciva attraverso due stretti passaggi: ad est la stretta fenditura dell’Incisa e ad ovest la gola della Gonfolina. Proprio attraverso il fiume Arno arrivarono dapprima gli Etruschi, insediatisi nella vicina Artimino, ed in seguito i Romani. Infatti reperti di queste due civiltà sono stati ritrovati durante le escavazioni di materiali per l’edilizia dai Renai di Signa. Il ponte sull’Arno ha costituito da sempre l’elemento peculiare della comunità, servendo da punto nodale di itinerari e viaggi che collegavano varie ed importanti aree. Per molto tempo fu anche l’unica via di collegamento fra Firenze e Pisa. Il congiungimento delle due sponde portò scambio di merci e nascita del porto fluviale che collegava la marinara Pisa con il territorio interno. Signa divenne così un centro commerciale importante e adottò il ponte come stemma della comunità. L’attività portuale continuò dal XIV secolo fino alla costruzione della ferrovia “Leopolda” (1848). Grandi iniziative commerciali di successo hanno lasciato un’impronta profonda sul tessuto economico/sociale del territorio. Nelle piagge della “Bianca” nacque un nuovo modo di coltivare e lavorare la paglia da intreccio (1714) con la quale venivano fatti i famosi cappelli di paglia di Firenze. Proprio l’Opificio Michelagnoli sarà sala espositiva per artisti contemporanei che con il fiume si confronteranno. Diverse eppure dialoganti fra loro ed il fiume, le opere esposte esprimono la complessità del tema trattato. Niente di scontato, ogni tassello di creatività e ingegno ha spazio in questo ampio progetto di riscoperta/rinascita del territorio. Per Giuseppe Biagi, Giuseppe Cabras, Robert Gligorov, Aroldo Marinai, Luca Matti, Roberto Pupi, Paolo Staccioli, Tayu Vlietstra e Duccio Ricciardelli, Carlo Valentini -artisti che esporranno in questo spazio- esprime il desiderio che la memoria degli anni di lavoro, di fatica, di vita, di sviluppo rimanga viva LUCE D’ARNO si rivela così: una rassegna impegnativa di approfondimento e capace di offrire attraverso la varietà delle opere esposte la spinta per avviare la costruzione di un laboratorio ideale per tutto il bacino geologico sociale e antropico del fiume.

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