Mario Tobino, un convegno per celebrare un personaggio controcorrente: “La riforma psichiatrica è stata una grande boiata”

0

VIAREGGIO – Un convegno a Viareggio celebra un personaggio controcorrente, il viaregginno Mario Tobino, lo scrittore dei matti, morto nel 1991.

L’appuntamento è a Villa Paolina, martedi 16 gennaio alle 15. L’evento, “L’ascolto dell’altro, Tobino ed oltre”, con il patrocinio del Comune di Viareggio, vede tra i relatori il nipote, professor Michele Zappella, Ubaldo Bonuccelli, GIorgio Pini, Matteo Toscano, Gabriele Cipriani, Umberto Quiriconi e il primario di Psichiatria dell’ospedale Versilia, professor Mario Di Fiorino, che nel suo intervento ricorderà la coraggiosa difesa di Mario Tobino di un luogo per la follia. 

“Quando ho iniziato a lavorare nel 1984, ho conosciuto Mario Tobino, che, anche dopo il pensionamento, era potuto rimanere nelle sue “due stanzette” nell’ex Ospedale Psichiatrico di Maggiano, grazie all’incarico di Conservatore della Biblioteca di Fregionaia – racconta il professor Mario di Fiorino: “Dopo la legge di riforma, del Maggio 1978, l’ospedale era in pieno declino. Andavo come un curatore fallimentare, per “il superamento dell’Ospedale” (i programmi che hanno riportato nel territorio della Versilia i nostri pazienti). Ho potuto leggere nella cartelle cliniche del reparto S. Cataldo Versilia le annotazioni ironiche e sconsolate di Mario Tobino. Mi è rimasta impressa, sulla cartella di una giovane donna, la frase: “ E che dire di una oligofrenica”.

Due anni prima Tobino aveva raccolto ne “Gli ultimi giorni di Magliano”, già apparsi nel Corriere della Sera, pensieri in cui si scagliava contro la legge 180: “Giunge voce, si viene a sapere che diversi malati, dimessi dai manicomi, spinti fuori nel mondo, nella società, per guarire, come proclamavano i novatori, per inserirsi, sono già in galera, in prigione arrestati per atti che hanno commesso. Nessuno li proteggerà, li consiglierà, li impedirà. Nessuno più li manterrà con amorevolezza e fermezza, li condurrà per mano lungo la loro possibile strada. Ed ora precipitano, si apre per loro il manicomio criminale. La follia non c’è, non esiste, deriva dalla società! Evviva!”. Tobino, nella sua polemica contro i “novatori”, coglie l’aspetto senza dubbio più originale del pensiero di Franco Basaglia, che ha connotato la legge di riforma psichiatrica, la negazione di un luogo per la follia. Basaglia demonizza ogni istituzione psichiatrica, che di per sé, risponderebbe solo a “compiti di custodia.“
Quale atteggiamento aveva Tobino nei confronti degli psicofarmaci?, chiediamo a Di Fiorino.
“Ricorda la scena del carrello delle terapie nel film “Qualcuno volò sul nido del cuculo” con J. Nicholson, tratto dal romanzo di Ken Kesey, secondo il padre dell’LSD, Albert Hoffmann, scritto sotto l’influenza dell’acido? Anche per lo psichiatra viareggino sembra che il “carrello delle cure” finisca per cancellare quello che di più vero riescono ad esprimere i pazienti. La visione di Tobino della malattia mentale è pervasa da una vena romantica, che richiama l’idea di Platone, nel Fedone della follia come dono degli dei. Scriveva: “I matti guarivano? Erano guariti? Oppure la follia soltanto si camuffava, si metteva il braccio davanti al muso come fanno i ladri e i criminali arrestati, con le manette, quando i fotografi puntano su di loro gli obiettivi?” In effetti è degno di nota che Tobino, con una visione essenzialmente critica della cura farmacologica dei disturbi mentali, si sia così scagliato contro gli antipsichiatri. Per lui il punto centrale era la difesa di un luogo per i malati. “Picconano la casa dei matti!” – denunciava. In effetti negli altri filoni antipsichiatrici, alla lotta contro l’ Istituzione Totale si accompagnava la necessità di un luogo per curare la malattia. Laing descriveva il viaggio attraverso la psicosi per attuare la metanoia, il cambiamento del pensiero. L’ambiente era essenziale. Fondò una comune a Londra, Kingsley hall, in cui la crisi psicotica aveva solo un contenimento “empatico”. Una paziente, l’infermiera Mary Barnes venne lasciata a lordare con le sue feci le pareti della camera. Al termine della crisi, verrà portata in giro per l’Europa come il vecchio Buffalo Bill, per mostrare i successi della rivoluzione antipsichiatrica. Quando verso la fine del 1972 Laing viene a fare un tour di propaganda in Italia, per riproporre la costruzione di nuove Kingsley Hall, un “asilo” che risponda – fuori da ogni burocrazia organizzativa ed istituzionale- al bisogno di riparo, di protezione, di tutela di chi vive un’esperienza “diversa”, Basaglia lo gelò: ”Auguriamo a Laing che il suo asilo riesca a non diventare un’istituzione”.
L’ultima domanda al professor Di Fiorino è sul successo e sulla lezione di Tobino.
“Mario Tobino ha interpretato il ruolo di contraltare alla riforma, ed è stato uno dei pochi psichiatri conosciuti a battersi contro la chiusura delle istituzioni psichiatriche (“Picconano la casa dei matti”), sottolineando il bisogno di un luogo per la cura: “Adesso gli psicofarmaci ti hanno messo la maschera ma io intravedo il tuo ghigno, conosco la tua potenza, e credo che per difenderci da te ci voglia proprio un luogo adatto per te, si chiami manicomio, ospedale, pensione Miramare o pensione Miramonti, un luogo che sia consapevole dei tuoi artigli”.
Se vogliamo la difesa di Tobino è stata nobile, ma ha legato l’opposizione alla riforma all’immagine del vecchio ospedale demonizzato da decenni di propaganda. Questo è forse una delle chiavi per comprendere il dramma dell’assistenza psichiatrica in Italia. Appena affermi il bisogno di uscire da questa bizzarria, di curare i malati proibendo per legge istituti pubblici per la cura, parte l’accusa di rivolere il “manicomio”.

No comments

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: