Marito tradito obbliga l’amante della moglie a risarcirlo

Il paese è piccolo e la gente mormora. Siamo in provincia di Firenze: lui, marito 60enne geloso della moglie e anche della sua reputazione, si era insospettito di certi atteggiamenti; controllando i tabulati della sua signora, si convinse da quei contatti fitti tra lei e l’amico di famiglia, anche lui sposato, e un giorno di marzo del 2015 lo convocò nella sua ditta. Aveva già preparato una scrittura privata: nero su bianco, c’era scritto che l’amante si riconosceva debitore nei suoi confronti di 240mila euro «a titolo di risarcimento dei danni cagionati al medesimo e alla sua famiglia». Se non avesse firmato, avrebbe raccontato della tresca alla moglie, ignara di essere stata anche lei tradita. «Sottoscrivi questo accordo, in cui ti impegni a darmi 240mila euro, o altrimenti rivelerò a tua moglie ciò che hai fatto con la mia», gli disse, con tono perentorio e minaccioso, perché «venendo a pestare i piedi a me, tu ti sei complicato la vita in una maniera che neppure puoi immaginare». Quanto alle condizioni di pagamento, «500 mensili fino a dicembre 2015 compreso in maniera che tu ti possa organizzare. Entro dicembre 2015 fare un piano prossimo a 1000 o superiore».

Per qualche mese l’amante della moglie ha pagato davvero, onorando quell’insolita scrittura privata, come fosse un mutuo. Poi, oppresso dai pensieri e dai problemi economici, ha denunciato tutto. C’è stato un processo per estorsione, che ha visto imputato il marito tradito che pretendeva il risarcimento dall’amante della moglie. Il Giudice Silvia Romeo ha però assolto l’imputato con il rito abbreviato ed è stata respinta pure la richiesta della controparte, cioè l’amante della moglie, che voleva indietro ciò che aveva pagato e pure qualcosa di più.

«Il marito tradito è la vera vittima di questa vicenda – dice Federico Bagattini, suo difensore assieme all’avvocato Giovanni Cocucci. Per tre anni ha dovuto sopportare una relazione extraconiugale di sua moglie che ha minato la serenità della sua famiglia». Per il Giudice dunque, non c’è stata estorsione, al massimo un esercizio arbitrario delle proprie ragioni, ma non più perseguibile.