Massacro di Halloween, impedimento del difensore a comparire: appello rinviato all’8 giugno

VIAREGGIO – ( di Letizia Tassinari ) – Massacro di Halloween, l’attesa udienza in Appello a Firenze per il minore reo confesso, già condannato in primo grado a 12 anni  ( LEGGI ANCHE: Massacro di Halloween: 12 anni al minore reo confesso … ). è stata rinviata. Impedimento a comparire di un difensore dell’imputato, questa la motivazione. Uno dei due avvocati che difendono il ragazzino accusato di omicidio volontario di Manuele Iacconi, Giacomo Ciardelli, ha infatti subito un delicato intervento e, concordi anche i legali della parte civile, Riccardo Carloni e Luca Fontirossi, hanno fissato per la discussione al prossimo 8 giugno. Nel frattempo, il 4 maggio, è previsto l’incidente probatorio dello stesso ragazzino in Tribunale a Lucca, cosi come richiesto dal Pm Sara Polino che indaga sui maggiorenni. Faccia a faccia, che come si ricorderà, fu rinviato. L’incidente probatorio, lo scorso 18 gennaio, doveva vedere a confronto il minorenne reo confesso con Alessio Fialdini e Federico Bianchi, i due maggiorenni anora sotto indagine e rappresentati dagli avvocati Massimo Landi e Maria Laura Bitonte, e fu rinviato  per la mancanza, agli atti del gip GiuseppeNerucci, della copia integrale della trascrizione dell’interrogatorio reso dal minorenne al Pm minorile di Firenze, trasmesso alla Procura di Lucca solo in forma riassuntiva, nel quale il ragazzino aveva accusato i maggiorenni.  Il Pubblico Ministero lucchese Sara Polino, che segue le indagini del delitto di Halloween in merito ai due maggiorenni, potrà ascoltare il ragazzo, ritenendo basilare questo passaggio, prima di decidere se chiedere il rinvio a giudizio o l’archiviazione, dopo le dichiarazioni rese dal condannato in merito alla posizione di Fialdini e Bianchi. I giudici fiorentini, nel condannare il ragazzino in primo grado, avevano comunque fatto un’analisi circa la chiamata di correo che il minorenne aveva fatto soltanto nel terzo interrogatorio, quello del 14 maggio 2015, formalizza a carico di Alessio Fialdini accusandolo di essere stato lui ad innescare la fase omicidiaria della lite, assestando lui allo Iacconi il primo colpo di casco alla nuca che lo avrebbe fatto cadere a terra per poi passargli il casco, dicendogli a mò di comando frasi del tipo, “si fa così” “finiscilo tu”: “Dalla lettura dei verbali in cui la chiamata di correo in questione è consacrata – si legge nella sentenza del Tribunale dei Minorenni –  è del tutto evidente quanto scarsa, per non dire nulla, sia la sua spontaneità”. Risentito anche in sede processuale, il ragazzino condannato aveva manifestato incertezze ed esitazioni su questa questione dell’ipotetico primo colpo ìnferto allo lacconi dal Fialdini, ritornando a negare di averlo visto personalmente e a sostenere che glielo avrebbe raccontato giorni dopo il Fialdini stesso (” Non l’ho visto dare il colpo, ma lo so perché me lo ha detto lui qualche giorno dopo quando ci siamo rivisti… “)  “Se tutto ciò evidentemente si ripercuote in modo negativo sulla attendibilità intrinseca delle dichiarazioni etero-accusatorie  – avevano scritto i giudici fiorentini che lo avevano condannato a 12 anni – si deve concludere rilevando come nessun riscontro tali dichiarazioni trovavano nelle altre risultanze probatorie versate in atti”. Le testimonianze indicano infatti “il minorenne nell’atto di inseguire, da solo, lo Iacconi e colpirlo senza che ci fossero altri ad incitarlo, ma semmai lo pregavano di smetterla, essendo sotto gli occhi di tutti che lo stava uccidendo”. Durante l’incidente probatorio rinviato al 4 maggio il Pm Sara Polino avrà modo di sentire direttamente il ragazzo, che questa mattina era comunque arrivato in Tribunale accompagnato dai suoi avvocati Giacomo Ciardelli e Valentina Tognocchi, pronto a rendere le sue dichiarazioni.

Come scritto ieri, i legali del minore reo confesso, gia in primo grado, avevano fatto richesta di giudizio abbreviato condizionato all’escussione dei coindagati, ritenendo importante, ai fini degli accertamenti, il loro esame. Il giovane, infatti, durante l’interrogatorio tenutosi nel maggio del 2015, aveva fatto delle dichiarazioni circa la condotta del maggiorenne AlessioFialdini, per cui è pendente procedimento penale dinanzi  Tribunale di Lucca, allo stato in fase di indagini preliminare. Secondo la ricostruzione fornita dall’odierno appellante, lo stesso Fialdini avrebbe fornito un apporto in relazione alla condotta contestata, avendo colpito, da tergo, alla testa, con il casco che aveva in uso, quest’ultimo, facendolo cadere per terra. Pertanto, affermano i legali, l’azione lesiva del Fialdini si è inserita tra quella dell’amico Federico Bianchi, che aveva dato un pugno nel viso allo sventurato, che era dapprima caduto e che successivamente una volta rialzato fu colpito dal Fialdini. Solo successivamente alle due condotte precedenti del Bianchi e del Fialdini, sempre secondo la difesa del minorenne reo confesso,  quest’ultimo avrebbe colpito  al volto con due, tre cascate lo Iacconi. “Illegittimamente il Tribunale dei Minori di Firenze, cadendo in grave errore,  non ha tenuto in considerazione, addirittura non annoverandolo tra gli atti a cui lo stesso tribunale collegiale fa riferimento nell’elenco degli atti che ha utilizzato nel decidere,in grave violazione dell’art 442 c. 1 bis cpp – si legge nel ricorso in appello -: “Circostanza, questa, lo si ripete, di una gravità incredibile e tale così da invalidare alla radice il convincimento del Giudice che non può in alcun modo essersi formato correttamente peraltro avendo del tutto ignorato le indagini successive. Pertanto occorre sentire sia lo stesso Fialdini che l’altro minorenne. Anche l’altro presupposto relativo all’ammissibilità del rito abbreviato condizionato ovvero l’economia processuale richiesta deve ritenersi sussistente, poiché l’escussione sarebbe già potuta avvenire all’udienza fissata con il decreto ammissivo dell’abbreviato, tanto che erano già stati citati e presenti i difensori e l’altro minorenne, mentre il difensore del Fialdini, avvocato Massimo Landi, aveva preannunciato con sua comunicazione che il sua assistito non si sarebbe sottoposto all’esame. Alla luce di quanto sopra evidenziato si deve pertanto affermare la necessità, al fine del decidere, dell’attività probatoria richiesta tempestivamente dai difensori e pertanto l’ammissione del rito abbreviato condizionato. Conseguentemente si chiede che la Corte di appello per i minorenni di Firenze, voglia  revocare l’ordinanza ammissiva dell’abbreviato cosiddetto secco e ammettere l’abbreviato condizionato, così come richiesto in prima difesa da questi difensori. In ipotesi voglia disporre la rinnovazione dell’istruzione dibattimentale al fine di assumere le nuove prove richieste ai sensi dell’art 603 c. 1 e 3 cpp”. Sempre in via preliminare i legali insistono poi nell’acquisizione degli accertamenti tecnici non ripetibili, esperiti sui caschi sequestrati agli indagati, in data 12 giungo.2015, che lo stesso ufficio del pubblico ministero aveva richiesto. Accertamenti che dovrebbero essere stati effettuati e i cui atti si troverebbero nel procedimento pendente nanti il Tribunale di Lucca a carico dei due maggiorenni Fialdini e Bianchi. “Altrimenti – sostengono Ciardelli e Tognocchi –  ci troveremo a discutere un processo sicuramente monco. E’ necessario avere tutte le informazioni utili per la ricostruzione dei fatti, e queste indagini rivestono un’importanza fondamentale, poiché si è chiesto l’accertamento delle tracce biologiche sui caschi in uso al Fialdini, Bianchi, e l’altro minorenne  e dai quali sarebbe possibile verificare quali e quanti caschi hanno colpito il povero Iacconi”. E sempre in via preliminare la difesa fa istanza, per il proprio assistito, sia di perizia psichiatrica, sostenendo che lo stesso, all’epoca dei fatti, era affetto da “Disturbo antisociale della personalità, sia di messa alla prova che il Giudice di primo grado ha respinto.  “Nel caso concreto si deve ritenere che sussistano i presupposti soggettivi per la concessione della map all’odierno appellante richiesti dalla legge: possibilità di recupero del minore, anche nel futuro – proseguono gli avvocati -: ” l’abbiamo conosciuto dopo pochissimi giorni dal fatto e l’abbiamo accompagnato in tutto questo anno, nel quale ci è stato possibile osservare un cambiamento stupefacente: non è cambiato solo esteriormente, addirittura fisicamente, ma è anche cambiato internamente, infatti era un ragazzo schivo, chiuso, adesso è estremamente cambiato, socievole, è possibile un dialogo, anzi, è lui stesso che cerca il dialogo con noi, con gli operatori, con gli altri soggetti con i quali ha bisogno di confrontarsi, mostrando un carattere affettuoso. L’appellante è estremamente cambiato, è un’altra persona”. Cambiamento che sarebbe stato apprezzato soprattutto da parte di soggetti tecnicamente capaci, esperti, quali la psicologa e le educatrici dell’IPM di Roma che hanno avuto la possibilità di valutare giornalmente il minorenne reo confesso per un lungo periodo, ben sei mesi. “La situazione in cui si è verificato il fatto grave di via Coppino – sostiene la difesa – era una manifestazione di disagio del giovane e non una scelta deviante dello stesso. Ha agito in stato d’ira e deve aver perso il controllo in seguito alla provocazione”. “La Corte di appello – sostengono gli avvocati Ciardelli e Tognocchi -, nella rideterminazione della pena, dovrà pertanto tener conto di tutti gli elementi della presente impugnazione: la patologia che affliggeva il minore, il cambiamento del ragazzo, il comportamento processuale tenuto, ha confessato e ha pienamente contribuito all’accertamento della realtà dei fatti, quindi un comportamento processuale sicuramente ineccepibile e dimostrativo del fatto che si è estraniato rispetto alla vita precedente. Occorre inoltre evidenziare come il giovane si è fatto carico delle proprie responsabilità e grazie alle sue deposizioni e al contributo delle indagini della polizia giudiziaria, si può oggi ricostruire ciò che effettivamente avvenne quella dannata notte: l’aver agito in stato d’ira a seguito delle provocazioni altrui”. La Corte – questa la richiesta nell’atto di appello – dovrà concedere la riduzione nel massimo tanto in considerazione delle attenuanti generiche quanto alla diminuzione conseguente alla minor età.  Alla luce di quanto sopra la sentenza dovrà essere riformata con consequenziale riduzione della pena, derubricando l’omicidio volontario in preterintenzionale”.

Un pensiero riguardo “Massacro di Halloween, impedimento del difensore a comparire: appello rinviato all’8 giugno

  • 9 Marzo 2016 in 15:49
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    poverino, non stava bene e ha UCCISO un ragazzo…. ma adesso è socievole e affettuoso…. evviva!!!
    SVEGLIAAAAA … chi commette un gesto del genere, perchè e per come non imprta, DEVE pagare… per rispetto di chi INGIUSTAMENTE non c’è più. PAGARE significa con dolore e per un lasso di tempo DECENTE

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