Speciale Sport: traumi del ginocchio e attività fisica nella fase post riabilitativa

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di Elena Martinelli – In traumatologia sportiva si distinguono i traumi acuti da quelli cronici o da sovraccarico funzionale (overuse). I primi  sono determinati da un unico trauma di entità tale da danneggiare e compromettere la funzionalità di alcune strutture mentre i secondi sono prodotti da numerosi e ripetuti microtraumi, ognuno sublimare, cioè inferiore alla soglia di rischio, che l’atleta subisce durante l’attività agonistica ed è la ripetitività del gesto sportivo specifico a produrre un sovraccarico sulle strutture maggiormente sollecitate e quindi a creare una condizione di “rischio” di eventi distorsivi.

Moltissime sono le attività sportive e le situazioni determinanti l’evento distorsivo del ginocchio durante gli allenamenti e le competizioni, poco si sa invece delle metodiche di attività motorie adattate nel recupero funzionale post riabilitativo per il reinserimento congruo dell’atleta. In particolare il metodo C.A.MO.® si distingue per l’originalità dell’approccio personalizzato e per  l’utilizzo di esercizi di riequilibrio posturale di facile attuazione abbinati all’incremento della forza e della  propriocettività utili anche in assenza di infortuni  a scopo preventivo.

Importante dunque è allenare la forza, in modo che si trasformi in potenza e velocità esecutiva,  e incrementare le capacità coordinative che si esprimono con il controllo del gesto tecnico, la rapidità di reazione, la capacità di adattamento e trasformazione e la capacità di ritmizzazione.

Tutti gli spostamenti in avanti, indietro e laterali in posizione di semipiegamento delle ginocchia durante i quali l’atleta deve spesso cambiare il proprio ritmo per velocizzare o rallentare il proprio movimento (negli sport singoli come il tennis) o uniformarsi al ritmo dell’avversario (negli sport di squadra) sono situazioni di traumi distorsivi del ginocchio come  anche la ricaduta sul terreno che può essere perturbata dalle condizioni di squilibrio e dalla presenza dell’avversario o del compagno di gioco oppure da un atterraggio su terreno instabile o con mal posizionamento del piede o con calzature inidonee. Sono situazioni comuni che l’atleta si trova ad affrontare migliaia di volte ma che proprio per la ripetitività nel tempo creano i presupposti per l’evento discorsivo.

L’alta percentuale di eventi distorsivi di interesse traumatologico del ginocchio in Italia indica il nostro Paese in vetta alle classifiche rispetto ad altri Paesi quali la Germania e la Danimarca e questo ci ha stimolato a  ricercare le possibili cause (soggettive e oggettive, modificabili e non modificabili) e  proporre interventi di tipo preventivo e di recupero funzionale post riabilitativo.

Principali eventi infortunistici a rischio distorsivo del ginocchio: cadute con ginocchio flesso; torsioni del ginocchio in appoggio monopodalico; iperestensioni forzate del ginocchio; esagerate deviazioni della gamba rispetto al tronco:; improvvise decellerazioni e cambiamenti di direzione in corsa

Principali fattori predisponenti la distorsione del ginocchio:

  • Condizioni di rischio soggettivo per l’atleta: inosservanza delle regole e disciplina del gioco; emotività e mancanza di autocontrollo; inosservanza delle norme igieniche e dietetiche; imperfezioni fisiche (coxa valga, disassamenti femoro-rotulei e femoro-tibiali, piedi cavi, piedi piatti, vizi di torsione tibiale); agonismo precoce e anzianità di carriera sportiva; insufficiente condizione attitudinaria dell’atleta in funzione della gestualità specifica; precedenti lesioni osteoarticolari e muscolo tendine, soprattutto se mal curate
  • Condizioni di rischio oggettivo per l’atleta: potenzialità traumatica specifica del tipo di sport; numero di allenamenti e di competizioni; insufficiente preparazione polivalente in età pediatrica; incompleto sviluppo delle capacità motorie di base; insufficiente controllo neuromotorio del movimento; insufficiente vigilanza posturale; scorretta esecuzione del gesto atletico; squilibri muscolari distrettuali; allenamento inadeguato (scarso o eccessivo); affaticamento muscolare e nervoso; riscaldamento e compensazione non personalizzati e non curati; diete incontrollate; stress extrasportivi dell’atleta; terreno di gioco, attrezzature, abbigliamento e calzature inadeguati

Protocollo  Preventivo Metodo C.A.MO.®

Una volta condotte le necessarie operazioni per ridurre/eliminare delle condizioni modificabili di rischio oggettivo, il protocollo di attività fisica prevede una serie di esercitazioni  a stazioni e a circuito da eseguire durante gli allenamenti allo scopo di:

  • ottenere il controllo posturale globale e segmentario; incrementare la capacità di equilibrio: traslocazioni, lanci, corsa, salti, cambi di direzione e ripetizione delle gestualità di gara variando le resistenze esterne
  • migliorare il controllo neuromuscolare del ginocchio con esercizi di propriocettività su tavolette, pedane e tappeti elastici, con affondi, skip e corsa, cambi di direzione e esercizi in acqua.
  • incrementare la forza dinamica massima (FDM) e la forza reattiva, attraverso esercizi pliometrici, circuiti a balzi ed esercizi specifici per i vari distretti muscolari.

Allenamento Funzionale Metodo C.A.MO.® nella fase post riabilitativa 

Dopo il periodo di riposo e riabilitativo in senso stretto, l’atleta deve effettuare un percorso personalizzato di riequilibrio posturale, propriocettivo, di ripristino della mobilità articolare e della forza muscolare per ottenere il controllo neuromuscolare dell’articolazione, della corretta deambulazione e il recupero delle funzioni motorie di base con tecniche propriocettive, esercizi di equilibrio e di coordinazione, simili al protocollo preventivo ma adattati alle condizioni del recupero.

Per gli esercizi di controllo propriocettivo vengono create situazioni di stimolo squilibranti per sollecitare la reazione dei meccanismi riflessi responsabili sia della percezione della posizione articolare, sia della sensazione del movimento. In caso di lesioni articolari il funzionamento dei propriocettori o recettori della sensibilità propriocettiva situati nei muscoli, nelle capsule e nei legamenti di ogni articolazione, viene ad essere alterato per cui si riscontrano, associate alle lesioni anatomiche, perturbazioni importanti dell’informazione propriocettiva. Il disturbo delle afferenze propriocettive viene ad essere incrementato anche dal lungo periodo di riposo e/o dalla immobilizzazione conseguenti al traumatismo ed è necessario, quindi, adattare l’attività motoria anche   all’allenamento dei riflessi. L’educazione propriocettiva prevede esercitazioni eseguite a “ catena chiusa” (ovvero con il piede appoggiato, in considerazione del fatto che è proprio sul tipo di appoggio che risiede lo stimolo allenante), su piani stabili (suolo, panche) e su piani instabili (assi di equilibrio, tavole oscillanti, semisfere) dove, mantenendo un corretto assetto posturale,  tutta la muscolatura  dell’arto inferiore è sollecitata per il mantenimento dell’equilibrio; questo permette di ridistrubuire i carichi e le sollecitazioni in modo fisiologico. In questo modo si migliora la recezione degli impulsi afferenti e la relativa risposta muscolare che deve essere modulata in relazione alla specifica richiesta.

Successivamente verranno introdotti piccoli balzi mono e bipodalici  in diverse  direzioni. L’esecuzione degli esercizi in modo alternato impegna maggiormente i muscoli che partecipano indirettamente alla stabilità del ginocchio.

Nell’ultima fase, di ritorno allo sport e di recupero del gesto atletico, verranno riproposti, anche a scopo preventivo, gli esercizi descritti nel protocollo precedente. Maggiore attenzione sarà posta alla corretta tecnica esecutiva della corsa, dei cambi di direzione, dei salti e dei tuffi, all’utilizzo di attrezzature idonee e all’apprendimento di tecniche compensative dopo la seduta di allenamento e la gara.


Elena Martinelli è docente associato di ruolo alla Scuola di Scienze della Salute Umana dell’Università degli Studi di Firenze, corso di laurea in Scienze Motorie.

Svolge da 40 anni una intensa attività di ricerca sulle problematiche legate alla postura, alle patologie dell’apparato locomotore e alle sindromi dolorose, in particolare relative alla colonna vertebrale, in età evolutiva, adulta e anziana per le quali studia e mette a punto le strategie posturali e comportamentali di mantenimento della salute, di prevenzione dei disturbi, di prevenzione delle ricadute e programmi di attività fisica personalizzata e adattata alle esigenze estetiche e funzionali della persona.

Partecipa a programmi RAI e il suo metodo C.A.MO.® è applicato nel Centro Attività Motorie di Viareggio.

Per quesiti, dubbi o informazioni è possibile contattarla all’indirizzo e-mail elena.martinelli@unifi.it oppure scrivere a info@metodocamo.it

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