Universo Bambini: risposte alle domande dei lettori su scuola e attività motoria

0

di Elena Martinelli – Uno dei miei ultimi articoli,  “Educazione fisica scolastica e sport sono la stessa cosa?”, ha destato interesse e sono molte le domande e i commenti di genitori per denunciare situazioni o chiedere ulteriori spiegazioni e abbiamo deciso di rispondere su questa pagina invece che in privato.

Mi ha colpito in particolare la domanda di una mamma che dice: “Vogliamo parlare delle insegnanti di arte o matematica, magari su tacchi a spillo, messe a fare educazione fisica? Che il più delle volte sacrificano quelle ore per recuperare le proprie materie?” e quella di un papà che dice: “Temo che mio figlio non si muova abbastanza, io ero sempre in movimento, può avere influenze negative per il suo sviluppo?”

In assenza di una normativa che regoli l’insegnamento dell’educazione fisica nella scuola primaria e a causa del mancato inserimento della figura del laureato in Scienze Motorie nel programma curriculare, è frequente che in ogni realtà scolastica si producano situazioni “fai da te” lasciate alla buona volontà o all’iniziativa o alla fantasia e intraprendenza del personale docente. Le ore di educazione fisica sono da sempre ritenute talmente poco significative per il processo di formazione della persona in età evolutiva da essere sacrificate o addirittura sostituite con altre di altre discipline oppure condotte da docenti che, dovendo coprire quelle ore ma non sapendo cos’altro fare, tengono a bada i ragazzi in un cortile o in un locale adibito a palestra.

Per una maggiore comprensione del problema che ne consegue bisogna tenere ben a mente alcuni  concetti fondamentali:

  • l’attività motoria è l’unica possibilità che un organismo vivente ha per svilupparsi e di estrinsecarsi attivamente nell’ambiente;
  • essa è essenziale per rispondere a tutti gli stimoli, positivi e negativi, cui un qualsiasi essere vivente è continuamente sottoposto;
  • senza la possibilità di poter compiere alcun movimento non vi è vita;
  • il nostro organismo si sviluppa in una determinata maniera, con determinate strutture ed in determinati tempi secondo uno schema dettato del codice genetico situato nel DNA in cui sono inserite tutte le caratteristiche (di specie, di razza, famigliari ecc.) che si trasmettono ereditariamente di generazione in generazione;
  • anche l’evoluzione del nostro sistema nervoso è quindi legata ad un piano prestabilito che ne condiziona il modo di svolgersi ma, ferma restando l’importanza del genoma nel condizionare il piano generale dello sviluppo del sistema nervoso, altri fattori giocano un ruolo nel suo definitivo assestamento;
  • le ricerche recenti hanno identificato e dimostrato l’importanza a questo fine di fattori intrinseci al Sistema Nervoso, nei quali può intervenire anche il caso, e fattori estrinseci, legati all’ambiente;
  • quindi a seconda della quantità e della qualità degli stimoli che si riceve dall’ambiente in cui si vive, si costruisce in maniera diversa la personalità e perciò la possibilità di estrinsecazione motoria ed intellettuale dei singoli individui.

E’ stato dimostrato che i centri nervosi maggiormente sollecitati si sviluppano più di altri e sono funzionalmente più attivi. Di contro, centri poco sollecitati possono andare incontro ad ipotrofia.

La plasticità del tessuto nervoso è più evidente nel periodo dello sviluppo, nel quale sono anche più numerosi ed incisivi gli stimoli esterni capaci di incidere sulla personalità psicofisica dei giovani soggetti. In definitiva, tutto questo rappresenta il margine di libertà dallo schema genetico concesso ai poveri mortali. Altrimenti saremmo soltanto dei predeterminati senza responsabilità e possibilità di iniziative personali.

Per periodo evolutivo si intende il lasso di tempo che ogni essere umano impiega per raggiungere l’assetto morfologico e funzionale definitivo dell’età adulta.

Questo periodo comprende l’età dell’infanzia e dell’adolescenza e dura quasi un quarto della vita.

Si possono identificare in questo contesto alcuni gruppi di età, riferibili anche all’iter scolastico, e ciascuno dei quali presenta problematiche diverse sia sul piano morfologico che funzionale.

Età prepubere – dai 6 ai 12 anni corrisponde all’età prescolare (3 – 6 anni) ed in seguito a quella della scuola dell’obbligo, sino alla prima media eventualmente inclusa.

Età pubere – dai 12 ai 15/16 anni corrisponde alla scuola media inferiore.

Età post pubere – dai 15/16 ai 18 anni corrisponde alla scuola media superiore.

I riferimenti alla scuola e soprattutto i limiti di età sono solo indicativi, in quanto i cambiamenti si verificano nel bambino gradualmente, con alternanza di periodi di maggior sviluppo con altri di pausa. E ciò avviene in tempi diversi a seconda dei singoli ragazzi. Per cui, ad una data età, alcuni ragazzi potranno essere in un netto anticipo nel loro sviluppo, ed altri invece leggermente ritardati. Ciò non ha rilevanza alcuna sull’esito finale dello sviluppo, in quanto i ritardatari a un certo momento recupereranno il tempo perduto, ma può essere importante per ciò che concerne le diverse possibilità fisiche e di apprendimento del bambino. E’ ovvio come ciò si rifletta sulle sue capacità motorie.

Il periodo prepubere è certamente molto delicato perché a livello del sistema nervoso si svolgono processi che completano l’organizzazione strutturale e quindi l’efficienza dei singoli organi ed apparati, rendendoli via via più adeguati alle necessità dell’organismo e all’adattamento all’ambiente. E’ questa la prima tappa nell’evoluzione dell’organismo umano verso il raggiungimento della maturità. Quindi l’attività motoria deve necessariamente essere promossa, praticata e essere considerata con grande attenzione senza dimenticare che nell’età prepubere l’organismo non è ancora preparato a sostenere sforzi e ad essere coinvolto in un addestramento fisico specifico (pratica di uno sport), che penalizza le sue possibilità di un più ampio repertorio di circuiti motori. Pertanto in questo periodo l’attività motoria deve rappresentare per il ragazzo un gioco con cui divertirsi e socializzare con i compagni senza esasperazioni agonistiche. Esempi di gravi errori in questo campo sono purtroppo molto facili (vedi le giovanissime ginnaste destinate all’amenorrea ed all’anoressia). Nella pubertà ed anche immediatamente nella post pubertà  è positivo che il ragazzo si impegni in attività sportive vere e proprie ma bisogna ricordare che l’organismo è ancora in fase di divenire cioè di completamento del suo sviluppo fisico e psichico.

Dovrebbero essere l’intelligenza e la cultura del docente laureato in Scienze Motorie e degli Allenatori con laurea in Scienze Motorie a conciliare una sana attività sportiva con le possibilità e le necessità dei ragazzi.

E come comportarci con i “nativi digitali”, cioè i bambini di adesso, quelli che prima di imparare a camminare già si sanno muovere con agilità su smartphone e tablet?  Sono sempre di più e i numeri lo confermano: secondo uno studio di Common Sense Media negli Usa il 38% dei bimbi di due anni ha già messo le mani su un dispositivo mobile (nel 2011, la percentuale si fermava al 10%). Il 63% dei bambini di meno di otto anni usa smartphone e tablet soprattutto per giocare (http://www.corriere.it/tecnologia/cyber-cultura/13_novembre_09/dopo-nativi-digitali-arrivano-mobile-born-24bcb756-4960-11e3-9b5e-4a807d4a40fa.shtml?refresh_ce-cp) quindi il tempo dedicato alle esperienze motorie si riduce e la sedentarietà aumenta…..  Allora corriamo ai ripari con una sana fisiologica motricità condotta da professionisti preparati e adoperiamoci per garantirla obbligatoriamente a tutti i bambini a cominciare proprio dalla scuola dell’obbligo.


Elena Martinelli è docente associato di ruolo alla Scuola di Scienze della Salute Umana dell’Università degli Studi di Firenze, corso di laurea in Scienze Motorie.

Svolge da 40 anni una intensa attività di ricerca sulle problematiche legate alla postura, alle patologie dell’apparato locomotore e alle sindromi dolorose, in particolare relative alla colonna vertebrale, in età evolutiva, adulta e anziana per le quali studia e mette a punto le strategie posturali e comportamentali di mantenimento della salute, di prevenzione dei disturbi, di prevenzione delle ricadute e programmi di attività fisica personalizzata e adattata alle esigenze estetiche e funzionali della persona.

Partecipa a programmi RAI e il suo metodo C.A.MO.® è applicato nel Centro Attività Motorie di Viareggio.

Per quesiti, dubbi o informazioni è possibile contattarla all’indirizzo e-mail elena.martinelli@unifi.it

No comments

*