Mente al giudice per salvare l’amante, condannato a un anno e 4 mesi

LUCCA- Mente davanti al giudice per amore della sua amante. Si tratta di un impiegato lucchese di 50 anni che è stato condannato a un anno e 4 mesi di reclusione (con pena sospesa) per il reato di falsa testimonianza.

I fatti di questa singolare vicenda giudiziaria, approdata davanti al giudice monocratico Boragine, risalgono al 2014. All’epoca l’impiegato, residente in Lucchesia, aveva da tempo una relazione con una donna sposata, di circa dieci anni più giovane, il cui matrimonio già in crisi sfociò poi in una causa di separazione in tribunale a Lucca.

Davanti al giudice fu chiamato a testimoniare anche l’amante, perché il marito sosteneva che il tradimento della moglie andasse avanti da tempo e il suo obiettivo era dimostrare che la separazione coniugale avveniva per colpa della donna.

Ma al processo civile, l’amante sostenne di aver iniziato la relazione con la donna solo dopo che lei e il marito avevano avviato le pratiche per la separazione. Peccato che l’altro, sospettando appunto il tradimento, avesse ingaggiato un detective, che per parecchio tempo aveva tenuto d’occhio i due amanti, documentandone gli incontri. Ed ecco così spuntare foto e altre prove inequivocabili della nascita di una relazione clandestina già da tempo, quindi una delle cause della separazione stessa.

A quel punto il giudice civile aveva trasmesso gli atti alla Procura per falsa testimonianza. Al processo penale davanti al giudice Boragine è emerso che l’impiegato aveva effettivamente mentito sulle circostanze della loro relazione, nel tentativo di tutelare la sua amante. Una condotta che gli è costata una condanna a un anno e quattro mesi di reclusione, con pena sospesa.