Meto, tutti assolti: il locale fu sequestrato dalla Squadra Mobile per prostituzione

MASSAROSA – ( di Letizia Tassinari ) – Meto, tutti assolti: il fatto non sussite. All’udienza tenutasi in data odierna, il Tribunale di Lucca in composizione collegiale ha assolto gli imputati  FabrizioProseperi ( difeso dagli avvocati Massimo Neri e Marisa Gargiulo),  Adamo Lorenzetti (difeso dall’avvocato Elia Pedone) e  Massimiliano Sbranti (difeso dall’avvocato Cristiano Baroni) dall’imputazione di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.

Il blitz al Meto scattò nel maggio del 2012 quando la Polizia mise sotto sequestro il noto locale a luci rosse sulle colline di Massarosa. La squadra mobile di Virgilio Russo, unitamente agli uomini del commissariato di Viareggio diretti all’epoca da Leopoldo Laricchia, aveva avviato accertamenti, a seguito di un esposto che indicava nel noto night club “Meto” un locale dove si praticava la prostituzione, ad opera di giovani ed avvenenti ballerine dell’ Est Europa. I poliziotti avevano così effettuato una serie di servizi all’ esterno del locale, identificando e prendendo a verbale alcuni clienti, provenienti da diverse province toscane, alcuni dei quali, seppur dopo iniziali ritrosìe avevano ammesso che al Meto, oltre agli spettacoli erotici, c’ era la possibilità di ottenere, pagando un supplemento, spettacoli riservati e destinati a clienti singoli. La Suprema Corte di Cassazione aveva più volte ribadito che gli spettacoli seppur erotici sono leciti, ma che diventa illecito per i gestori dei locali tollerare o peggio sfruttare la prostituzione delle ballerine, prostituzione che si configura se queste si lasciano andare ad atteggiamenti lascivi che travalicano il consentito. I poliziotti avevano così voluto vederci chiaro e di persona, perché le delazioni nel settore sono frequenti, anche a causa della “pruderie”, e molto spesso le anonime accuse  si rivelano infondate. Erano così stati organizzati accessi all’ interno del locale “sotto copertura”, ossia con poliziotti che si fingevano normali clienti, riscontrando che era possibile richiedere un privè con una entreneuse, pagando alla cassa 50 euro ogni 20 minuti. “Lo spettacolo privato – aveva precisato l’allora dirigente della squadra mobile lucchese Virgilio Russo – veniva effettuato all’ interno di spazi circondati da tende, all’ interno dei quali le ballerine effettuavano prestazioni sessuali non complete, ma comunque vietate dalla legge: toccamenti intimi, denudazione totale, masturbazioni dei clienti”. Effettuata un’ irruzione nel locale, erano stati identificare tutti i presenti ed una dozzina di ballerine, tutte giovani avvenenti e vestite in maniera succinta, ed era stata riscontrata la presenza di un locale adibito al “peep show”, che consente la visione di spettacoli erotici attraverso una parete trasparente, dove nella parte riservata allo spettatore venivano repertati numerosi fazzoletti di carta intrisi di apparente liquido organico. Al termine degli accertamenti era stata depositata l’ informativa conclusiva di reato e il gestore, un 60enne originario di Firenze, nonché due suoi collaboratori, un massese 69enne ed un massarosese di 42enne, incensurati, erano stati denunciati alla Procura della Repubblica di Lucca per il reato di sfruttamento della prostituzione, in concorso. Oggi la sentenza ha decreato la fine di un incubo giudiziarii a “luci rosse”: “il fatto non sussiste”.

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