Miele

(di Claudia Castellucci) – Erano le 4.20 del 10 agosto, l’anticamera dell’alba di quel San Lorenzo che incolla gli occhi al cielo, permettendo agli amanti di incollare le mani altrove. Mi immaginavo la vista dall’alto di quei corpi appaiati come calzini distesi su superfici morbide, tra sabbia e coperte, tutti a guardare ora in alto ora di fianco. In alto e di fianco. Una lotta tra le stelle ed Elle. Elle come la lettera L, che sta per Lui. Per Lei. 

Ma io non guardavo il cielo quella notte, ero nel mio laboratorio tra farina, uova, burro, zucchero, latte, miele. C’era tanto altro ma ricordo il miele, perché lo usavo per riempire il suo croissant preferito. Ci eravamo conosciuti proprio lì, nella mia pasticceria. In una mattina d’estate, di quelle che non sai se definire mattina o tarda notte, che fai colazione per andare a dormire. Aveva visto la luce accesa in laboratorio, la finestra aperta per il caldo e aveva implorato un cornetto, in quel modo goffo di chi non ha mai dovuto implorare, di chi è troppo bella persino per i per favore. Che il favore lo faceva già lei a mostrarsi e chiedere a me, proprio a me, di fare uno strappo alla regola e venderle un cornetto prima che aprissi. Io avrei strappato altro oltre la regola, avrei aiutato volentieri i jeans ad allargare lo squarcio accennato sulle ginocchia. Avrei strappato la mattina alla notte per tenerla lì qualche minuto in più. 

E quella notte divenne la notte dei desideri, più del 10 agosto. Perché lei rimase. Mi spiegò il perché amasse tanto il miele. Che la viscosità in fisica serve per quantificare la resistenza di una sostanza allo scorrimento. Lo aveva definito così, scorrimento. E che con la gravità, cadendo, il miele si arrotola vorticosamente su stesso prima di spalmarsi su una fetta biscottata, ad esempio. Lo amava perché era elegante mentre cadeva, lo amava perché opponeva resistenza alla gravità ma alla fine si lasciava andare, si distendeva su ciò che lo rendeva migliore. 

Non vi dirò come andò a finire, ma da quella sera, il 10 agosto al posto delle stelle mi immagino cadere litri e litri di miele, dal cielo.