“Era il mio capo, non potevo dirgli di no”: il carabiniere accusa il collega capopattuglia

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FIRENZE -“Era il mio capo, mi ha coinvolto. Non potevo dirgli di no”. I carabinieri accusati di aver violentato le due studentesse americane si dividono. Pietro Costa, il più giovane, ascoltato ieri dal pm Ornella Galeotti in Procura a Firenze, accusa il collega Marco Camuffi, capopattuglia 50enne e da 20 anni nell’Arma. Una linea di difesa per salvarsi? Al magistrato inquirente, pur ammettendo il rapporto sessuale con una delle due ragazze Usa, che a suo dire era consenziente, ha provato a spiegare che non sapeva come sottrarsi. “Ho sbagliato, ma ho fatto tutto quello che decideva il capopattuglia Marco Camuffo”, ha ribadito nella sua versione di quanto accaduto una settimana fa. Una stretegia difensiva per sminuire il proprio ruolo? Costa ha poi ammesso di essere stato consapevole che “non era consentito far salire le ragazze in macchina e accompagnarle a casa”, ribadendo quanto affermato dal collega e che non si era accorto che le due studentesse fossero ubriache, nonostante i primi risultati delle analisi effettuate su entrambe le ragazze dimostrino che a 4 ore dal rapporto sessuale il loro tasso alcolico era di “rilevante quantità”. Le perizie dovranno ora stabilire quanto l’alcol abbia influito sulla lucidità delle due giovani e in attesa di questi nuovi accertamenti, e del Dna, la Procura prosegue le indagini.

1 comment

  1. Giuditta 14 Settembre, 2017 at 16:58

    Criminali protetti dalla corruzzione
    Ignobili esseri, paese di perversi, gli ‘uomini ‘ italiani son come delle bestie
    Se ci fosse rimasta un minimo di giustizia dovrebbero passare parecchi anni in galera

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