Moby Prince, 25 anni fa la tragedia: due processi, varie inchieste e nessuna risposta

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LIVORNO -Venticinque anni fa, esattamente il 10 Aprile 1991, nel porto di Livorno avvenne la tragedia del Moby Prince : delle 141 persone a bordo tra equipaggio e passeggeri, ci fu un solo superstite. Due processi e le varie inchieste non sono riuscite a dare delle risposte certe su quanto accadde davvero quella tragica notte e questo, anche a distanza di tanti ,anni ci lascia esterrefatti.
“Ecco perchè – commenta la senatrice Manuela Granaiola – abbiamo deciso in Senato di aprire una nuova commissione di inchiesta , proprio per cercare di rispondere a quegli interrogativi ancora aperti, per provare ancora a cercare la verità. Lo dobbiamo alle vittime, ai loro familiari, al nostro paese!  Dal percorso fin qui seguito dalla Commissione, dalle audizioni effettuate, emerge un dato inconfutabile: la evidente divergenza tra la verità processuale e quella fattuale, una divergenza che ci sprona ad andare avanti, a non lasciare niente di intentato 
E’ vero che sono trascorsi molti anni dal 10 Aprile del ’91, è vero che molti testimoni non ci sono più e che quelli ancora in vita hanno i ricordi un po’ sbiaditi, ma è vero anche che ci sono testimoni molto lucidi che ricordano benissimo e che non sono mai stati ascoltati o presi in seria considerazione.
Ne cito uno per tutti, Florio Pacini, ex dirigente della Navarma che ha fatto una ricostruzione di quanto vide dalla banchina del porto di Livorno quella tragica notte estremamente puntuale e precisa. Un lavoro serio che , se esaminato all’epoca, avrebbe potuto dare un importante contributo alle indagini. 
Neanche la Guardia di Finanza fu ascoltata , pur avendo affermato che quella sera c’era in porto una nave militarizzata che scaricava armi!
La questione di Camp Derby e le registrazioni radar di cui la Nato ha sempre negato l’esistenza. Possibile che la principale base militare americana del mediterraneo verso la quale c’era un continuo movimento di armi dal porto non monitorasse tali operazioni? Di chi era l’elicottero che sorvolava la zona in quelle ore?
La questione della nebbia, così comoda da invocare per tagliare la strada ad indagini più approfondite, all’epoca era facile da verificare, dato che il Centro meteorologico di Pratica di Mare disse che la visibilità era perfetta.
Neppure la posizione dell’Agip Abruzzo è stata individuata con precisione.
L’assenza di un coordinamento minimo dei soccorsi, l’atroce ritardo con cui furono attivati è l’altro dato che ci lascia sgomenti !!!
Cosa potremo fare come commissione? Sicuramente ascoltare tutti quei soggetti che non furono ascoltati o che furono sottovalutati ai fini delle indagini. Utilizzare gli strumenti che le nuove tecnologie ci possono fornire. Insistere anche in sede Nato per recuperare le registrazioni radar a quel tempo negate. Il tutto nella consapevolezza che non siamo un tribunale, che le difficoltà nella ricostruzione della verità sono oggettivamente tante , ma nella consapevolezza che porteremo avanti il nostro compito con determinazione ed obiettività.
Domenica saremo con la Commissione a Livorno per ricordare le vittime e ribadire ai familiari il nostro impegno.

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