Montecatini: la miniera di Caporciano verso il titolo di Monumento Nazionale

Un’eccellenza storica, industriale e archeologica della Toscana profonda compie il primo, decisivo passo per entrare ufficialmente nel novero dei tesori della Repubblica. La miniera di rame di Caporciano, situata a circa un chilometro dal borgo di Montecatini Val di Cecina, ha ottenuto dal Senato il via libera per il riconoscimento di Monumento Nazionale. Il disegno di legge passa adesso all’esame e al voto della Camera dei Deputati per la ratifica conclusiva.

Attivo fin dall’epoca etrusca e rimasto operativo, seppur a fasi alterne, fino al 1907, il sito di Caporciano rappresenta un pilastro della memoria collettiva del territorio. Nel corso del XIX secolo, infatti, questa struttura si affermò come la miniera di rame più grande d’Europa.

L’attuale veste del sito è il risultato di un lungo percorso di salvaguardia avviato all’inizio del millennio, volto a trasformare un’area industriale dismessa in un polo di attrazione culturale. Il recupero strutturale, avviato nel 2001 grazie alle risorse europee, provinciali e comunali, ha permesso di inaugurare nel 2003 il rinomato “Museo delle Miniere”, oggi meta di visitatori e studiosi da tutta Italia.

La svolta parlamentare ha incassato il plauso trasversale dei rappresentanti toscani a Palazzo Madama, pur non risparmiando qualche classica scintilla politica sulla “paternità” dei meriti del recupero.

Il senatore della Lega Manfredi Potenti, promotore e primo firmatario della proposta, ha espresso profonda commozione per il traguardo raggiunto: “E’ un risultato storico per il nostro territorio. Finalmente lo Stato rende giustizia alla fatica, al sudore e al coraggio di generazioni di minatori. Questo riconoscimento sarà un volano straordinario per il turismo, la cultura e lo sviluppo dell’intera Val di Cecina”.

Grande soddisfazione anche per Ylenia Zambito (Pd) che ha precisato: “Questo passo riconosce il valore della history industriale e del lavoro della nostra regione. E’ bene ricordare, però, che la salvezza dell’ex miniera e la sua nascita come museo si devono alla lungimiranza delle storiche amministrazioni di centrosinistra e alla sinergia tra Comune, Provincia, Regione e Unione Europea”.

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