Un simbolo di oppressione che si trasforma in un presidio di libertà, ieri il Comune di Montopoli in Val d’Arno ha ufficialmente consegnato all’Associazione Frida le chiavi dell’immobile confiscato alla criminalità organizzata. Quella che dieci anni fa era la residenza di un esponente mafioso, oggi apre le porte come centro dedicato alle donne vittime di violenza maschile.
Il percorso di recupero, durato un decennio, è stato reso possibile grazie a una sinergia tra uffici comunali, l’associazione Libera e Avviso Pubblico. La ristrutturazione integrale dell’edificio è stata finanziata dalla Regione Toscana con due contributi per un totale di 370.000 euro.
“La trasformazione di un bene sottratto alle mafie in un presidio contro la violenza di genere è un segnale di forza straordinaria – ha dichiarato la vicepresidente della Regione, Bintou Mia Diop -. È un modello di riuso sociale che speriamo possa diffondersi in tutto il territorio”.
L’Associazione Frida, attiva dal 2008 nel Valdarno Inferiore, gestirà la struttura per i prossimi sei anni. L’immobile ospiterà due funzioni vitali, quella di sportello di ascolto antiviolenza, ovvero un primo punto di contatto, facilmente raggiungibile per le donne del territorio. La seconda funziona sarà invece quella di casa di semi-autonomia, cioè una struttura di “secondo livello” che accoglierà fino a 8 donne (sole o con figli). Sarà quindi uno spazio di fondamentale importanza che dopo il periodo trascorso dalle donne all’interno delle case rifugio, permetterà loro di consolidare la propria indipendenza economica e abitativa.
“Oggi passiamo definitivamente dalla “casa del boss” alla “nuova vita per le donne” – ha commentato con emozione la sindaca Linda Vanni -. Questo appartamento diventa un porto sicuro, restituendo voce e dignità a chi fugge dalla violenza”.
All’inaugurazione ha partecipato anche l’illustratrice Domitilla Marzuoli, che ha realizzato un’opera dedicata a questo nuovo inizio, simbolo della bellezza che nasce dalle macerie dell’illegalità.
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