Morte in cava, i Cobas contro gli industriali del marmo

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CARRARA – I COBAS Lavoro Privato della Versilia esprimono tutta la loro vicinanza alla famiglia di Bruno Maggiani, il cavatore morto sul lavoro ieri in una cava a Colonnata ( LEGGI ANCHE: Precipita da 12 metri, tragedia in una cava di marmo – ). Questo ennesimo dramma è avvenuto pochi giorni dopo i tragici fatti di Livorno, dove un altro operaio è deceduto mentre lavorava su un’imbarcazione nel porto ( LEGGI ANCHE: Nave inclinata nel porto di Livorno, un morto: la Procura … ). Un’estate piena di sangue, di lavoratori\trici morti come chi è stramazzato sotto il sole nella raccolta di pomodori pagati 4 euro all’ora. “Ribadiamo con forza – spiegano dal sindacato autonomo – che non siamo di fronte a tragiche fatalità né a presunte emergenze. Non è una fatalità perché le morti sul lavoro, soprattutto in un settore ad alto rischio come quello lapideo, sono il frutto avvelenato di condizioni lavorative sempre più difficili: con l’avanzare (e il persistere) della crisi, aumentano i ritmi e i carichi di lavoro, la manutenzione dei macchinari (soprattutto nel ramo della trasformazione dei lapidei che conosciamo più da vicino) è assolutamente insufficiente e i dispositivi di protezione individuale non sempre sono adeguati, si accettano commesse al ribasso e cosi’ si abbassano i salari dei lavoratori e non si tutelano le normative a tutela della loro salute e sicurezza. A ciò si aggiungono le politiche governative che nel corso degli anni hanno ridotto drasticamente i controlli sui luoghi di lavoro, alimentando esclusivamente un apparato burocratico (fatto di certificazioni,documenti,..) totalmente inadeguato a fronteggiare questo stillicidio quotidiano. E non è un’emergenza perché appunto le morti sul lavoro sono un fattore endemico del nostro sistema produttivo: se negli ultimi anni il numero assoluto delle morti sul lavoro era diminuito ciò era dovuto esclusivamente alla perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro, alle migliaia di lavoratori\trici in cassa integrazione, non certo per un miglioramento delle condizioni lavorative. Insomma è a nostro avviso evidente come la questione della sicurezza sul lavoro vada necessariamente inserita in un contesto più ampio: l’attacco generalizzato ai lavoratori, ai precari e ai disoccupati, che negli anni hanno perso tutele, ammortizzatori sociali, diritti e reddito. E che sempre più spesso rischiano di trovare la morte mentre lavorano”.

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