A New York il cinema incontra i giovani italiani

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NEW YORK – ( di Eleonora Pieroni ) – New York è luogo di opportunità come nessun altro al mondo, il cinema è la mia grande passione, il mio sogno, quindi non potevo non parlarvi di una delle ultime novità a proposito di cinema che vede protagonista New York e Italia.

L’incontro si è svolto martedì 6 giugno al Consolato Generale d’Italia a New York, in occasione della 15esima edizione del ciclo “Meet the New Italians”.                    La scaletta della serata prevedeva infatti la presentazione ufficiale dell’associazione New Young Cinema (www.newyoungcinema.com) ideata da Alessandro Parrello attore e produttore, e Gabriele Scarfone scrittore e sceneggiatore, come “strumento” per aprire un dialogo all’interno della comunità dei giovani italiani di New York City che lavorano nel cinema, studiano cinema o ne sono anche solo appassionati.

Il primo di una serie di eventi che New Young Cinema promuoverà con la precisa intenzione di mettere a confronto le giovani leve italiane con quelle statunitensi, l’obbiettivo dichiarato è quello di creare una comunità internazionale dove le idee, i network e le proposte possano circolare liberamente. La serata è stata introdotta dal Console Generale d’Italia a New York Francesco Genuardi, con la partecipazione, in qualità di moderatore, del Professor Antonio Monda, e l’intervento del regista Pif che ci ha salutati con un video-clip molto ironico e coinciso poiché non è potuto rimanere a NY.   Il tutto ripreso anche in realtà virtuale, così che chiunque dall’Italia ha potuto essere presente all’interno dell’evento a 360 gradi, attraverso gli appositi visori. Sono stati presentati vari trailer di opere di giovani talenti, tra cui “La porta sul Buio” di Marco Cassini, “La partita” di Frank Jerky, “Watch them Fall” di Kristoph Tassin, “Like a Butterfly” di Eitan Pitigliani e il documentario “Matera 15/19” di Fabrizio Nucci e Nicola Rovito. Erano presenti in sala, oltre ad A. Parrello e G. Scarfone, anche  il compositore Giovanni Spinelli, la regista Chiara Clemente, il regista Francesco Carnesecchi (in arte Frank Jerky) ed il regista Sebastiano Tronchetti Provera. Come ogni altro format, New Young Cinema, nasce e prende vita grazie anche all’intervento di appassionati e sponsor, che è sempre giusto nominare; l’Associazione infatti è prodotta da WEST 46TH FILMS con il sostegno di Almeco Group, SE.F.IND., Daniela Petix-Gaudino NY Real Estate, Sell Buy Rent in NYC Today, Tosca Blu, in collaborazione con Rai Cinema Channel, La Voce di New York e Lamborghini champagne.

Come dicevo, il dibattito è stato condotto da Antonio Monda scrittore (l’ultimo suo libro pubblicato L’evidenza delle cose non viste, Mondadori, 2017) professore di cinema alla NYU nonché Direttore del Festival del cinema di Roma, già alcuni mesi fa ho avuto il piacere il intervistare il carissimo amico Antonio Monda per la mia rubrica a proposito del “cinema e il sogno americano”.

Il presente incontro è stato l`occasione per far emergere, tenuto conto della realtà di New York, le diverse angolature che caratterizzano il mondo del cinema, ma ha anche rappresentato l’opportunità per offrire spunti concreti a coloro che vorranno intraprendere questa carriera.

Diverse sono le domande che hanno condotto il dibattito, alla domanda ‘Perché voi futuri registi desiderate lavorare a New York e non in Italia?’ sono seguite più o meno le stesse risposte, ossia che NY è una città che offre mille opportunità, si respira un’energia incredibile, unica al mondo; è una città senza limiti, dove contrariamente all’Italia esistono più SI che NO, è una città che fa lavorare i giovani pur rispettando i più vecchi. E’ una città dove può accadere di tutto, persino conoscere un personaggio famoso nel posto più inaspettato mentre mangi un hamburger, racconta ridendo A. Parrello.

“New York è avere l’umiltà di saper cadere, non assumere un atteggiamento da snob ma avere la tenacia di saper imparare e sapersi rialzare, qui tutto è possibile anche più che a Los Angeles” ha detto G. Scarfone.

Cosa ha NY di più rispetto all’Italia?                                                                                              A

NY puoi spaccare veramente, risponde il regista romano Frank Jerky, se ce la fai a NY ce la fai ovunque! L’ambizione riesce a respirare, i sogni possono veramente realizzarsi, una settimana a Roma equivale come una giornata a NY. In Italia ci sono più limiti, i tempi di lavoro sono lunghi appesantiti da permessi e regole burocratiche.

Alla domanda successiva: ‘Volete essere contaminatori nel cinema o essere contaminati dall’esperienza americana?’

Risponde per primo il regista Sebastiano Tronchetti Provera, affermando che vivendo a NY si finisce (per fortuna) per essere contaminati dalla cultura e dallo stile americano, ma allo stesso tempo l’obiettivo è quello di contaminare il cinema con la nostra artisticità e creatività firmata “made in Italy”.   E ancora chiede A. Monda con il suo brillante sense of humor: ‘Ma perché visto che l’America ha già “tutto” rispetto all’Italia, gli americani dovrebbero aver bisogno di voi italiani?’

La regista Chiara Clemente risponde concorde agli altri colleghi presenti, che gli italiani hanno quella creatività, competenza, conoscenza, e il modo di fare le cose, forse insita nel DNA, che piace tanto agli americani, basta pensare come dice il compositore Giovanni Spinelli, che il cinema d’autore ed internazionale ha visto la collaborazione di compositori italiani, di registi, costumisti e stilisti italiani. Proprio di questo vi parlai alcuni mesi fa nell’articolo dedicato ad Ennio Morricone premio Oscar per la colonna sonora del film “The Hateful Eight” di Tarantino.

In ultimo la mia domanda sul cosa ne pensano gli ospiti presenti riguardo ai canali indipendenti,  se possono offrire veramente la possibilità di educare il pubblico al buon cinema o se le piattaforme streaming uccideranno definitivamente il Cinema inteso come luogo fisico. Al sondaggio per alzata di mano su chi preferisce i film o le serie TV, un buon 70% ha preferito il cinema sebbene molte sono state le esclamazioni per le serie TV ormai di gran moda. Ciò sta ad indicare come le tendenze e i consumi cinematografici stiano nettamente cambiando.

A tal proposito i nostri ospiti ritengono che i canali indipendenti come YouTube, Ulu, Netflix, Sky, Amazon e altri, rappresentano una maggiore possibilità per produrre e distribuire film ma di certo si deve star attenti alla qualità che i film futuri offriranno, come la legge dell’economia dimostra: alla maggiore domanda corrisponde una maggiore offerta … ma come sarà l’offerta?

In virtù di ciò è stato ricordato l’intervento di Pedro Almodovar presidente di giuria del Festival di Cannes che ha dichiarato che le nuove piattaforme distributive devono affiancare e non sostituire quelle tradizionali, rispettando il formato originale delle opere.

Il “battesimo” dell’Associazione si è rilevato un’esperienza assolutamente interessante, la sensazione è che il giovane cinema italiano, ricco di genio ed energia, partendo dal palcoscenico di New York, voglia condividere con il mondo le proprie qualità. Alla fine di tutto ciò credo però, e qui lancio un pensiero che vorrei fosse colto come una sollecitazione positiva, che vista la nascita ufficiale di un’Associazione di cine-talenti italiani, si potrebbero invitare agenzie di produzione, per registi, per sceneggiatori e attori a partecipare ai prossimi incontri, in modo da creare veramente un networking produttivo che introduca al mondo del lavoro. Ci sono tante agenzie e tante sono le Società di produzioni di cinema presenti a NY collegate spesso con Los Angeles, per cominciare basterebbe informare “le persone del settore” dell’esistenza della nuova Associazione.

Lo stesso giorno alla stessa ora in cui avveniva il nostro incontro si svolgeva la riunione per gli attori italo-americani al GIAA (http://www.giaa.us/)  che ha impossibilitato gli uni di partecipare al dibattito al Consolato e viceversa. Sarebbe per tanto gradito, a partire dal prossimo appuntamento, avviare un contatto anche con il sindacato per gli attori italo-americani.

Proporrei inoltre vista l’onorata presenza del Professor A. Monda nell’Associazione e delle sue tante risorse culturali-formative provenienti dal Festival di Roma, da Open Roads, e dalle Conversazioni, di programmare “incontri” a cadenza mensile tra i giovani italiani, sceneggiatori e registi americani e non solo, in maniera da avviare un contatto in tempo reale tra giovani e gli esperti del settore.

Come dire, di appetito per il cinema ne abbiamo, non resta che apparecchiare la tavola!

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