New York e Perugia unite dall’amore per il Jazz

NEW YORK – ( di Eleonora Pieroni ) – E’ la fine di luglio, il momento giusto per parlare di jazz, un altro ideale fil rouge unisce New York alla mia terra d’origine, il Jazz. Giugno è stato il mese del Blu Note New York Jazz Festival, artisti da favola si sono alternati in esibizioni che hanno regalato al pubblico di appassionati momenti indimenticabili. Robert Glasper, Arturo Sandoval, ma soprattutto Al Jarreau, un mito, sono solo alcuni dei nomi che hanno dato lustro all’edizione 2016 del festival. In  cartellone quest’anno anche una presenza italiana, Gianluca Pellerito, 21enne batterista Palermitano, studente della prestigiosa Berklee College of Music, che a 8 anni aveva esordito a Umbria Jazz 2002, si è esibito con il suo quintet. Già Umbria Jazz, certamente l’appuntamento Jazz piu’ importante in Italia, uno dei festival piu’ conosciuti al mondo, dall’8 al 17 luglio, ha visto l’Arena del Santa Giuliana a Perugia trasformarsi in un teatro a cielo aperto dove si sono esibiti i migliori artisti del panorama musicale internazionale, da Sammy Miller a Diana Krall, cantante e pianista jazz canadese, l’artista donna jazz più premiata al mondo, l’unica ad aver vinto tre Grammy Awards e otto Juno Awards, conseguendo nove dischi d’oro, tre di platino e sette multi-platinum. Ma la sorpresa di questa edizione è stata la presenza in esclusiva italiana per sette concerti, del pianista-prodigio Joey Alexander che, a tredici anni ancora da compiere, ha già avuto due nomination ai Grammy Awards, senza dubbio uno dei piu’ promettenti artisti del globo.

Ed è proprio all’Umbria Jazz Festival che è nato il mio amore per questa forma di musica. L’amico che per primo, molti anni fa, mi portò ancora ragazzina ad un concerto all’Umbria Jazz Festival amava ripetere che il Jazz “scalda l’anima”!

Cosi’ anche se non sono un’esperta non ho potuto non amarlo e ora che vivo a New York, non ho potuto sottrarmi ad un piccolo pellegrinaggio alla ricerca delle radici del Jazz, molti locali storici come il Lennox Lounge o il Cotton Club hanno chiuso, nuovi, intriganti jazz club hanno aperto un po’ ovunque ed altre storiche insegne hanno ridato lucentezza all’anima “jazz” di questa città. Voglio dividere questo percorso cosi’ che domani che verrete o tornerete in questa magnifica città possiate ripercorrerlo. Ogni sera nei vari angoli di New York si tengono decine di concerti, per tutte le orecchie e per tutte le tasche, dalle centinaia di dollari per una serata super al Jazz Standard, ai tre soli dollari che servono per entrare al Fat Cat, dove si gioca a biliardino ascoltando musicisti sconosciuti ma straordinari. Da sempre New York respira musica, se il vero epicentro del jazz oggi è il Greenwich Village, Harlem ne resta il cuore pulsante. Come dicevo l’Umbria Jazz Festival ha “educato” la mia generazione per cui non potevo che iniziare questo percorso dall’Hell’s Kitcken che oggi è la sede dell’Umbria Jazz Festival di New York, qui per la terza volta ha riaperto lo storico Birdland, dove hanno suonato musicisti del calibro di Count Basie, John Coltrane, dove per ascoltarli si davano appuntamento personaggi come Marilyn Monroe, Frank Sinatra, Ava Gardner.

Poi sono stata allo Small, il famoso locale di Mitch Borden, sempre pieno zeppo di gente, di giorno e di notte, Mitch molto piu’ preoccupato della buona musica che non del profitto, cosi’ che qualche anno fa aveva chiuso per bancarotta. Recentemente ha riaperto, oggi non si fuma piu’, non ci sono piu’ quelle nubi azzurrine che sembravano far parte dell’arredamento, si pagano una ventina di dollari per entrare, l’atmosfera però è sempre magica e musicisti di tutto il mondo vengono apposta a New York per suonare qui. Poi c’è il 55 BAR, dove è nata Norah Jones, aperto in pieno proibizionismo, qui mostri sacri e giovani musicisti si riuniscono per bere chiacchierare di musica e non solo, offre concerti a tutte le ore sette giorni a settimana,  il pomeriggio non si paga. Altro posto fantastico di cui voglio parlarvi è il Bar Next Door, qui si fondono la buona cucina italiana e la musica, potrà essere il vostro Italian Jazz Village, di solito non è affollatissimo. Mangiar bene e bere meglio ascoltando buona musica jazz, può rappresentare l’essenza della felicità, se poi il vostro fosse un appuntamento amoroso, beneficerete di un’atmosfera davvero romantica, magari d’inverno davanti al caminetto acceso. Infine nell’Upper East Side c’è l’Hotel Kitano, con il suo bar giapponese, ogni lunedì jam session, assolutamente da provare è il Sunday Jazz Brunch, 40 dollari, per sorseggiare un Bloody Mary, gustare bacon affumicato alla mela e godervi la voce calda ed avvolgente di Tony Middleton, che dalle undici all’una p.m. si esibisce con il suo Trio.

Il Jazz è una musica tipicamente “nera”, che regala emozioni uniche, una musica che nessuno riuscirà mai a far tacere, una musica capace di stregare tutti.

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