Niki La Rosa si racconta: “l’arte di strada è il miracolo più grande che mi sia successo”

(di Bianca Leonardi) – 40 anni, i capelli bianchi, gli occhi di chi ha già visto tutto e le sue canzoni in Piazza San Michele a Lucca. Chi non lo conosce?
È Niki La Rosa, artista di strada conosciuto tra i lucchesi per le innumerevoli performances musicali regalate negli anni a tutti coloro che ha incontrato nel suo cammino.
Cantautore, per metà scozzese e per metà livornese ma cittadino del mondo.
Gira con la sua chitarra senza tregua, nelle piazza italiane ed europee portando a spasso la sua arte, con dignità e rispetto come i veri artisti sanno fare.

Molte volte al centro della stampa lucchese per aver infranto l’ordinanza che vietava l’arte di strada nelle piazze della città ma che per fortuna adesso è stata aggiornata e modificata. Conosciuto anche per il suo concerto sul palco del Lucca Summer Festival nella serata dei talenti lucchesi nel 2016, dove riuscì a fare una standing ovation facendo ballare e cantare l’intero pubblico che lo acclamava.

Molto spesso capita di passeggiare nelle strade della città e sentire una musica che culla i pensieri, girarsi e incontrare la faccia di un musicista, seduto su quello scalino con una chitarra, un violino o semplicemente con la sua voce. Cosa si nasconde dietro gli occhi di quei poeti che regalano ancora amore e gioia solo per il gusto di veder sorridere sconosciuti? Molte volte vengono visti con il pregiudizio di chi non sa, di chi reputa l’arte una cosa superflua, di chi pensa che fare della propria passione un lavoro sia una ragazzata e infine chi disprezza coloro che sanno comunicare, mettersi alla prova, essere breccia di insulti solo per non rinunciare ai propri sogni; gli artisti, appunto.
Niki è uno di loro.

Ma cosa si cela davvero dietro il volto di chi sceglie la strada come palcoscenico di vita?

Quando la musica ti ha rapito?
Ho iniziato a suonare a 10 anni, perché mio padre portava gli strumenti in casa, è stata una cosa naturale per me, è la musica che mi ha trovato. Mio padre mi insegnò il giro di do con il quale lui suonava tutto. Fu una folgorazione, passavo gran parte del mio tempo sulla chitarra cercando di tradurre in musica quello che sentivo nella testa.
Ai tempi non c’era youtube o cose del genere, non c’erano tutorial dove poter imparare a suonare e quindi iniziai a trovare accordi da solo sulla chitarra. È sempre stata la mia priorità mettermi seduto a quel tavolo in quella casa a Livorno e cercare di migliorarmi ogni giorno di più e quando incontravo qualcuno che sapeva suonare era un giorno felice perché mi insegnava qualcosa di nuovo.
Intorno ai 14 anni smisi di suonare, non era un periodo facile e decisi di mollare, ma la musica mi trovò di nuovo. A 17 anni infatti passeggiando in città mi fermai davanti a un negozio di musica vedendo la cassetta di Eric Clapton, “Unplugged”, la comprai e appena tornato a casa la misi e provai un’emozione che mai avevo provato prima, mi si aprì l’anima. Quella musica aveva toccato la parte più profonda di me e da quel momento mi dissi che quello era ciò che volevo fare della mia vita.

Sei un autodidatta?
Si, ho sempre scritto canzoni e non ho mai preso lezioni di musica. La chitarra era per me la mia compagna inseparabile.

Quanto la musica ti ha aiutato a superare i momenti difficili della vita?
Ci sono stati momenti complicati durante la mia vita, ero insicuro e non riuscivo ad accettarmi e la musica in questo è stato fondamentale. Era il veicolo che trasformava la mia paura e la mia depressione in qualcosa di vero e di emotivo.

La tua famiglia ti ha sempre sostenuto in questo percorso?
I miei genitori hanno sempre pensato che siamo al mondo una volta sola e che ognuno debba inseguire la propria stella vivendo la propria storia  ed essendo sempre noi stessi. Quindi non mi hanno mai ostacolato.

Quando e perché hai iniziato a suonare per strada?
Ho iniziato a suonare per strada sporadicamente quando vivevo in Olanda ma non lo avevo mai pensato come un lavoro vero. Nel 2009 mentre vivevo a Livorno un mio caro amico era appena tornato da New Orleans dove era stato 10 anni per suonare e proprio lui mi disse che dovevo suonare e suonare per strada, anche nella mia piccola città. Inizialmente c’era molto imbarazzo essendo in provincia, anche perché sono stato l’unico e il primo a fare questa cosa nella mia città. Non era semplice ma ero guidato da una forte passione, in tanti mi guardavano male pensando che stessi chiedendo l’elemosina.
Nel 2011 poi decisi di andare a Londra per cercare di vivere della mia musica, una volta arrivato però avevo davvero paura. Mi trovavo a passare dai locali e non avere il coraggio di entrare e il sabato sera da solo a piangere a Piccadilly. Poi, mentre lavoravo a un call center, mi buttai abbandonando le mie paure e iniziai a suonare per strada e con il lavoro che stavo facendo mi misi da parte i soldi per comprare un amplificatore. Era un mondo nuovo per me, guadagnavo molti soldi e la sensazione più incredibile fu quella di riuscire a vivere in una metropoli guadagnando da vivere con la mia musica.

Poi sei tornato in Italia però…
Si, appena tornato in Italia mi successe una cosa incredibile. Avevo scritto molte canzoni nel periodo in cui vivevo a Londra e continuai a suonare per strada anche nella mia città e una persona fermandosi per strada dopo aver comprato il mio disco decise di finanziare completamente il mio terzo disco, London Journey, senza nemmeno conoscermi. Fu un gesto meraviglioso e ancora adesso pensare a quella cosa mi fa avere fiducia nelle persone che ho davanti.
Fu un buon periodo infatti fui contattato anche per un progetto insieme a Francesco Nuti che mi chiese di cantare la colonna sonora del suo ultimo film da presentare a Sanremo: “Olga tu mi fai morir”.

Preferisci suonare per strada o nei locali?
La bellezza della strada è che non sei legato a nessuno, non devi perdere tempo a pregare persone per farti suonare e chi si ferma ad ascoltarti è perché davvero gli piace la tua musica. Inoltre si crea un’atmosfera incredibile, cosa che nei locali difficilmente succede.
Ti da libertà, con l’arte di strada non ho più paura. Mi ha dato convinzione ed è come se il puzzle dei pezzi di me si sia ricomposto e inoltre mi ha permesso di vivere coerentemente con i miei valori non sacrificando la mia arte. Ha creato un’identità e la consapevolezza di poter andare in qualsiasi città del mondo ed essere me stesso regalando la mia musica. L’arte di strada è stato il miracolo più grande che mi sia successo.

Perché non vai a X Factor?
Non ci sono ancora andato perché non mi piacciono i talent e anche se avessi pensato di andarci non penso sia una realtà che mi appartiene.

Ci andrai mai?
Non lo so, non lo escludo perché potrebbe darmi tanta visibilità.

Quanto è difficile vivere di musica ora?
Non so come era prima, ovviamente come tutti i lavori andrebbe preso con serietà e come una professione. Soltanto il fatto che io suono per strada mi ha permesso di vivere di musica e dare davvero valore alla mia professione,nonostante abbia fatto delle scelte e delle rinunce. Ho preferito vivere una vita in cui mi rivedevo che vivere una vita imposta da un sistema che non ti fa esprimere a seconda della classe sociale a cui appartiene. L’arte di strada mi ha permesso di scavalcare tutti i meccanismi della società vivendo questi ultimi 10 anni della mia vita nel modo in cui avrei voluto sempre vivere.

Ti sei mai sentito in difficoltà suonando nelle piazze?
Ho spesso visto sguardi di pregiudizio ma devo dire però che, nel 2011, dopo che uscì in tutta Italia la questione di me e Francesco Nuti che mi aveva scelto come suo erede le persone cambiarono atteggiamento.

Hai mai pensato di mollare per una vita più sicura?
Ci sono stati momenti difficili in cui non avevo voglia, avrei voluto riposarmi ma in questa vita non c’è riposo. Se non andavo a suonare non mangiavo. Suonavo a Roma con il gelo ma quei soldi con i quali mangiavo erano la gioia più grande. In alcuni momenti le difficoltà anche economiche sono state difficili da affrontare. La mia ambizione è quella di riuscire a far vedere chi sono, a suonare su grandi palchi e poter mostrare a tutti la mia arte. Ho pensato di lasciare alcune volte anche perché essendo un cantautore ho sempre pensato di meritarmi un posto nella scena musicale italiana. Alcuni momenti ho perso il piacere di fare musica pensando a tutti quelli che fanno successo e mettendomi a paragone con loro ma poi è passato tutto quando tornando a suonare in strada le persone mi ringraziavano per quello che stavo facendo e in quel momento mi sono sentito nell’unico posto in cui dovevo essere. In quel momento ho avuto una delle più grandi esperienza di vita e carriera: per anni mi era stato tutto facile, poi nel momento in cui le cose non giravano più e qualsiasi cosa facessi non portava nessun risultato ho capito che la vita è come un’onda e non puoi basare la tua carriera sul successo e sulle mode del momento perché le cose possono tornare a girare nel verso giusto se riesci a ritrovare la tua predisposizione interiore.
La bellezza della strada è proprio che il posto in cui ti fermi a suonare diventa a tua immagine a somiglianza, influenzi l’ambiente incredibilmente.

Come è difficile unire la vita privata a questo tipo di lavoro?
Ho avuto la fortuna di avere a mio fianco donne che mi hanno sempre appoggiato nonostante me ne andassi per giorni e giorni. Il requisito fondamentale è la fiducia, perché questo lavoro ti porta ad essere sempre a contatto con le persone e ti mette di fronte a grandi possibilità di incontro.

Raccontaci la tua giornata:
Ho la fortuna e la libertà di poter stare a casa con mia figlia, mi piace la quotidianità. Alzarmi presto, avere i miei ritmi e tenermi in forma. Mi piacciono le cose semplici, non sono alla ricerca di emozioni forti forse perché quello che provo mentre suono e la vita che faccio è già emozionante e mi riempie il cuore. Sono soddisfatto e appagato. Le cose sono cambiate anche dalla nascita di mia figlia ma la mia compagna mi appoggia in tutto e per tutto. Alla fine è lavoro.
La preoccupazione che posso avere, quando mi fermo a pensare, è quando sarà anziano. Cosa resterà?

Calcutta? Motta? Cosmo? Sfera Ebbasta?
I miei maestri sono stati Eric Clapton, Pino Daniele e Luigi Tenco, mi resta difficile quindi approcciarmi a questi artisti. Purtroppo c’è chi dice che è la nuova musica che avanza ma forse sono vecchio e i miei gusti musicali sono diversi. C’è qualcosa in Motta e Calcutta che non è male ma non mi appartengono.

Cosa canti?
Io canto delle semplici emozioni che si sperimentano nelle relazioni. Canto d’amore, canto i sentimenti perché per come sono fatto io il connubio tra parole e musica può riuscire a smuovere sempre la parte più profonda delle persone. Non è solo quello che è scritto nel testo ma è l’insieme che crea quell’emozione che ti rapisce il cuore.

Sei felice?
Sono molto felice.

Cosa ti manca?
Mi manca l’interazione con altri cantautori, il fermento che si crea dall’unione.
Quello che percepisco è che la maggior parte delle persone porta con se una maschera non essendo pienamente se stesso. Se le persone esprimessero più semplicemente i loro sentimenti anche la discografia ne uscirebbe arricchita. Ma adesso siamo nella società dell’immagine e anche la musica passa di lì. Ci deve essere la verità, a prescindere dal talento.

Quando tornerai a suonare a Lucca?
In primavera, grazie al cambiamento dell’ordinanza, tornerò a suonare nelle strade di Lucca che tanto amo.
La strada ti offre sempre occasioni.

Consiglieresti a un giovane musicista di suonare per strada?
A mio discapito si, anche se vedo molta improvvisazione. Più che suonare per strada credo che finché sei ragazzo può andar bene buttarsi per strada e suonare le canzoni degli altri ma poi a un certo punto se non riesci a trovare il tuo linguaggio con le tue canzoni sarebbe meglio cambiare mestiere!

Diretto, sincero e con quel pizzico di arroganza che lo rende autentico: è questo Niki La Rosa, autore di 4 dischi e giramondo instancabile. Un artista che ha varcato la soglia delle più grandi piazze italiane con la sua chitarra in mano, da Napoli a Roma, da Bologna a Milano e Torino fino ad arrivare all’Austria, Inghilterra, Francia e Germania.

Ci sono persone che si sentono al sicuro dietro quella maschera di pregiudizio con cui filtrano tutto quello che incontrano davanti ai loro occhi e poi ci sono gli artisti che trovano la sicurezza nel loro coraggio.
Forse è incoscienza, forse è genialità.

 

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