Notte di mezza estate

(di Claudia Castellucci) – Era il 10 di luglio, il giorno prima del suo compleanno. Stava preparando le valigie con la stessa perizia con cui Dio ha organizzato e disposto gli organi nel corpo umano. Si fermava a osservare l’armadio con la mano ad accarezzarsi il mento, uno chignon stropicciato a dirigere i lavori dall’alto. Ha sempre avuto una cura smodata per gli spazi, la divisione e l’armonia con lei riuscivano a convivere come due fazioni politiche opposte davanti a un calice di vino al bar.

Le t-shirt impilate come piatti colorati, i gioielli in un sacchetto di stoffa che sembrava il bottino di un pirata.

Saremmo partiti per Beirut la mattina dopo, a festeggiare nella Parigi del Medio Oriente quella preziosa notte di mezza estate che l’aveva vista nascere 30 anni fa. C’era qualcosa di mediorientale in lei, di incontri tra culture opposte, di conflitti e pace, di grigio e dorato. Così le avevo regalato un viaggio che potesse farle scoprire di appartenere ad un pezzo di mondo oltre che a se stessa. Perché è questo che avrei voluto regalarle, il suo posto nel mondo, possibilmente accanto al mio. Possibilmente vista finestrino.

Perché è questo che si fa con chi, come lei, è un numero primo.

Per chi si divide solo per uno e per se stesso. Io volevo con tutto me stesso essere l’1 che accanto al suo faceva l’11 luglio.