“Ogni film è una dichiarazione d’amore”. Intervista a Leonardo Pieraccioni, tra sentimenti e toscanità.

(Di Beatrice Taccini) Era già tutto esaurito prima dell’arrivo di Leonardo Pieraccioni, ieri sera il Cinema Astra, a Lucca. Dove il regista toscano era atteso per un incontro con gli spettatori prima della proiezione del suo ultimo film “Se son rose”.

Spontaneità, improvvisazione, verità “Ogni volta che ho raccontato una storia ho detto la verità e mi son divertito” spiega al pubblico, con sincerità.

Commenta Lucca “Com’è bella Lucca dobbiamo girarci un film. Poi mi viene in mente che ce l’ho già girato” e scherza con un ragazzo che gli parla dalla balconata della galleria, è Leonardo Pieraccioni. Lo stesso dei Laureati, del Ciclone a cui si riferisce con una similitudine che spiega il suo modo di raccontare “Il ciclone si è preso un momento magico. I film sono come le dichiarazioni d’amore che fai a una ragazza, senza preparartele, quello che ti viene lì per lì è quello che ti esce dal cuore. Io non lo so se questo film è meglio di quella dichiarazione che ho fatto nel ‘96. La cosa di cui son sicuro è che c’ho messo identico impegno” spiega Pieraccioni “il cinema è imprevedibile, devi mettercela tutta poi quello che succede succede”.

Sogna con una nuova consapevolezza e senza essere vittima di quel successo indimenticabile che l’ha reso mito negli anni ‘90. Procede, senza paura e ci racconta di quel che resta e di quel che se ne va del mito di Pieraccioni.

Questo film rappresenta per te un nuovo inizio. L’inizio una nuova serie di film, laddove la prima, quella iniziata con “I Laureati” si è conclusa.  Da quest’ultimo film “Se son rose” avrà inizio una nuova era. Cosa dobbiamo aspettarci da questo Pieraccioni 2.0?

Diciamo che si conclude il percorso sentimentale, raccontato con l’arrivo, tanti anni fa di una bellezza che stravolgeva la vita dei miei personaggi. Ora invece ci sono i matrimoni in crisi raccontati anche in “Un fantastico via vai” e questo nuovo personaggio è uno che ha tirato un po’ i remi in barca, evidentemente la figlia lo ha capito e il suo timore è che lui si comporti con lei come si è comportato nelle sue storie sentimentali, dove è stato poco attento.

Quando ho iniziato a fare questo mestiere io ho voluto sempre dare al mio personaggio l’età mia, quindi ora potrei raccontare i cinquantenni risolti oppure le loro paturnie, i rapporti filiali o certe altre dinamiche che a trenta, quarant’anni, puoi trattare con grande sincerità e allegria, oggi serve un nuovo punto di vista e anche le tematiche devono cambiare un po’.

Oltre ai sentimenti, l’altra grande protagonista dei tuoi film è la toscanità. La Toscana è casa, ma oltre a questo cosa c’è qui che ti ispira e che altrove manca?

Se pensi che nel mondo l’Europa è il posto più bello, dell’Europa è l’Italia e che dell’Italia la Toscana è il posto più bello… io penso che dal punto di vista della scenografia e di quello che si respira qui ci sia qualcosa in più, uno sfondo meraviglioso.

Io poi sono un campagnolo vero, per cui poche volte ho girato al mare, anzi se ho girato al mare ho girato “i disagi”: mi viene in mente il gommone di una moglie bellissima o gente che rimane sotto il sole e prende, come si dice noi in Toscana, delle razzate micidiali. Io sono cresciuto in campagna, nel Mugello,  la mia infanzia, dai tre ai dodici anni, l’ho passata in questo casolare e quest’anno quando ho iniziato a scrivere mi sono ricordato di quei posti fantastici. Sono andato al lago di Bilancino che è diventato un mare in realtà. Insomma, la scenografia toscana ti aiuta al mille per mille.