Omicidio Camaiore, Arcigay: “L’omofobia uccide ancora”

“In attesa che venga fatta luce sulle ragioni di quanto accaduto non possiamo però non riflettere sul post che Mirko aveva scritto sul suo profilo social, già qualche anno fa, secondo cui per suo padre sarebbe stato meglio un figlio morto che gay. Così come non possiamo non riflettere su quanto avrebbe dichiarato l’assassino: ‘Mi sono liberato di loro’. Siamo sconvolti dalla notizia”.

A tornare sul duplice omidicio consumatosi ieri a Camaiore dove il 63enne Pietro Moriconi ha ucciso la moglie 52enne Kety Andreoni e il figlio 24enne Mirko Moriconi, è il circolo Arcigay Altre Sponde di Firenze. Poche ore dopo il fatto, era emerso infatti un post fatto 4 anni prima da Moriconi nel quale aveva scritto “Ragazzi, è brutto pensare che un padre ti preferisce morto che gay”.

“Il patriarcato e l’omolesbobitransfobia uccidono – sottolineano dal circolo – lo diciamo da sempre, così come odio e disvalori alimentati costantemente, anche dalla politica, creano l’humus culturale dove la violenza trova sponda”.

Sul problema della discriminazione, è intervenuto anche l’ordine degli psicologi toscani. “Non possiamo però limitarci ad intervenire quando le tragedie sono già avvenute – sentenzia Maria Antonietta Gulino, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Toscana e del Consiglio Nazionale dell’Ordine – la prevenzione passa dalla costruzione di una cultura capace di riconoscere il valore delle differenze, educare al rispetto e creare spazi in cui ogni persona possa sentirsi libera di essere sé stessa”.

“Al dolore per due vite spezzate – prosegue la presidente – si aggiunge quindi la necessità di interrogarsi sul contesto culturale e sociale in cui ancora oggi possono maturare stigma, rifiuto e discriminazione nei confronti dell’identità e dell’orientamento sessuale delle persone. Proprio da poco, in occasione del Toscana Pride, l’Ordine ha scelto di esserci per promuovere il contributo della psicologia in uno spazio di confronto, visibilità e affermazione dei diritti. Benessere psicologico e tutela dei diritti sono dimensioni profondamente connesse. Discriminazioni, stigma e isolamento non sono elementi esterni alla salute delle persone: possono diventare fattori di stress, sofferenza e vulnerabilità. Per questo è necessario continuare a lavorare per una società in cui inclusione, rispetto e ascolto siano principi concreti e quotidiani”.

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