Omicidio Camaiore, Cgil: “Serve educazione all’affettività”

“Il delitto che ha colpito il comune di Camaiore nella nostra Provincia non è solo una tragedia che si consuma nel perimetro del dolore privato di una famiglia, a cui va il nostro pensiero più profondo. È un evento che interroga ognuno di noi, che abita le nostre stesse strade, che respira la nostra stessa aria. Ci costringe a guardarci allo specchio e a chiederci: dove stiamo guardando mentre il tessuto sociale si logora?”. A porre la domanda il Coordinamento Donne dello Spi Cgil Lucca che torna sui tragici fatti dello scorso 24 giugno a Camaiore quando il 63enne Pietro Moriconi ha ucciso a colpi di fucile la moglie Kety Andreoni di 52 anni e il figlio Mirko Moriconi, di 24.

“Quando la cronaca si macchia di sangue, la prima reazione è l’orrore, seguita subito dal giudizio. Si cerca il ‘mostro’ si invoca la pena, si tenta di isolare il male come se fosse un corpo estraneo – dicono dalla Cgil – Ma la verità è più scomoda: la violenza non nasce mai nel vuoto. È il frutto maturo, e avvelenato, di un percorso invisibile che troppo spesso tolleriamo o non sappiamo riconoscere”.

​Secondo il Coordinamento Donne dello Spi Cgil Lucca “soffriamo di un drammatico analfabetismo affettivo” in una società “che bombarda i nostri giovani e meno giovani di nozioni, di performance, di aspettative di successo, ma che dimentica di insegnare l’Abc delle emozioni” e “Quando mancano le parole per esprimere il dolore o la rabbia, l’unica lingua che rimane rischia di essere quella della violenza”.

“Per questi motivi – sottolineano dal sindacato – l’educazione all’affettività non è un lusso pedagogico, non è un progetto alternativo da confinare in qualche ora scolastica marginale. È un’urgenza sociale. È una questione di sicurezza pubblica, nel senso più alto del termine. ​Educare all’affettività significa insegnare il valore del limite. Significa spiegare che un ‘no’ va accolto, che la sofferenza per la fine di una storia fa parte della vita e non dà il diritto di distruggere l’altro. Significa decostruire l’illusione che il controllo sia una forma di cura. Se l’odio è l’arma che sta armando le mani di troppe persone, l’empatia e l’educazione emotiva sono l’unica armatura possibile”.

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