Omofobia come concausa ma non l’elemento scatenante. È quanto sta emergendo a seguito delle indagini svolte dai carabinieri sul duplice omicidio accaduto lo scorso 24 giugno in via della Costa nella zona della Pieve a Camaiore dove il muratore 63enne Pietro Moriconi ha ucciso con più colpi di fucile la moglie Kety Andreoni, 52 anni, e il figlio Mirko Moriconi, di 24.
A chiarirlo ieri mattina, 1 luglio, durante la presentazione a Lucca dei dati sulle investigazioni in Versilia del mese di giugno, il comandante dei carabinieri di Lucca, Michele Lastella.
“Può avere inciso nel contesto di particolare complessità di quella famiglia – ha chiarito Lastella ai giornalisti presenti – ma dai primi riscontri che abbiamo sarebbe altra la causa che avrebbe portato l’uomo arrestato per l’omicidio a compiere questo terribile gesto. Può essere una concausa non il motivo scatenante”.
I colpi di fucili da caccia calibro 12 che sono stati esplosi, sarebbero stati 5 e non 6 come inizialmente detto – perlomeno quelli drammaticamente andati a segno – e avrebbero colpito per 3 volte la moglie e per 2 il figlio.
L’uomo avrebbe ricaricato per finire le due vittime. Sulle motivazioni che hanno portato Moriconi al gesto, che durante l’interrogatorio aveva detto di pensarci da una ventina di giorni a seguito dell’ennesimo litigio, Lastella ha chiarito che “l’arrestato ha raccontato di una situazione molto complessa legata alla tossicodipendenza del figlio, e di questo abbiamo avuto riscontri effettivi”.



