La Suprema Corte di Cassazione ha scritto l’ultimo capitolo giudiziario in merito al drammatico omicidio della dottoressa Barbara Capovani, la psichiatra aggredita a morte a Pisa. Gli Ermellini, nella seduta di mercoledì 8 luglio 2026, hanno rigettato il ricorso della difesa e confermato in via definitiva la pena dell’ergastolo per Gianluca Paul Seung.
I giudici della Cassazione hanno confermato integralmente l’impianto accusatorio già validato in primo grado dal Tribunale di Pisa e, successivamente, dalla Corte d’Assise d’Appello di Firenze. L’uomo, stabilisce la sentenza definitiva, “ha ucciso per vendetta”.
La ricostruzione forense della tragedia ha sempre evidenziato l’estrema e lucida violenza dell’azione. Barbara Capovani venne colpita alle spalle mentre si accingeva a recuperare la propria bicicletta al termine del turno di lavoro.
Seung sferrò ben undici colpi alla testa in soli sette secondi, agendo con una violenza tale da provocare alla dottoressa traumi cranici imponenti, paragonabili a quelli riscontrati nei gravissimi incidenti motociclistici.
Il movente affonda le radici in un profondo rancore: nel 2019 Seung era stato ricoverato e sottoposto a contenzione proprio nel reparto pisano, successivamente diretto dalla dottoressa. Lo stesso imputato, d’altronde, aveva ammesso le proprie responsabilità con una dichiarazione spontanea choc resa davanti ai giudici della Corte d’Assise di Pisa il 16 ottobre 2024.
“Confermo con coraggio, non con spavalderia, di essere l’aggressore di Barbara Capovani e di averla portata alla morte il 21 aprile 2023 a Pisa nell’ospedale Santa Chiara di fronte al reparto di Psichiatria”.
Il fulcro del percorso processuale si è giocato sulla capacità di intendere e di volere dell’imputato. Sebbene in un procedimento parallelo svoltosi a Massa per il reato di lesioni una perizia avesse riconosciuto a Seung la “seminfermità mentale”, i giudici di Firenze prima e quelli di Roma poi hanno ritenuto che l’omicidio della psichiatra sia stato frutto di un disegno lucido, premeditato e attuato come ritorsione. I magistrati d’appello avevano già respinto la richiesta della difesa di una nuova perizia psichiatrica, stabilendo la totale imputabilità del 37enne.



