Omicidio di Nicolina, l’avvocato Cimino: “Ringrazio il sottosegretario Ferri ma le omissioni l’hanno uccisa”

ROMA – “E’ doveroso, da parte di questo Studio, esprimere al sottosegretario dottor Cosimo Ferri, vivi e sinceri ringraziamenti per l’interesse manifestato sulla tragica morte di Nicolina”.

Lo scrive in una nota l’avvocato Gelsomina Cimino, il cui studio legale tutela la mamma e il babbo di Nicolina Pacini, la 15enne viareggina uccisa ad Ischitella.

“Tuttavia, fermo ed impregiudicato l’assunto per cui, chi scrive non ha mai direttamente “attaccato” il Presidente del Tribunale per i Minorenni di Bari, di fronte alla constatazione di un “vuoto” che va dal primo incomprensibile provvedimento di incompetenza del 18.04.12 al tragico evento del 20 settembre scorso, si poteva semplicemente tacere e non lanciare accuse verso una madre che necessitava senz’altro di sostegno nel recupero della genitorialita’ ma che è stata anche vittima della sua stessa ignoranza, sentendosi continuamente “minacciata” di vedersi strappare i propri figli”, prosegue l’avvocato: “Il Tribunale di Bari, come quello di Firenze, come quelli esistenti in ogni capoluogo di provincia italiana, sono Tribunali per i Minorenni, non semplicemente “dei” Minorenni come lo sono i Tribunali Ordinari per le persone adulte: ci si aspetta quindi la più assoluta tutela, la massima espressione di cura e accudimento del minore. Dal 2012 Nicolina e il fratellino più piccolo sono stati completamente abbandonati a se stessi, più nessuno, pur avendone il dovere, perché Servizio Sociale dedito esclusivamente al ruolo assistenziale, si è preoccupato del loro stato di salute o del loro effettivo rapporto con i genitori: queste sono omissioni che a Nicolina sono costate la vita e non basta, oggi, trincerarsi dietro ai non sapevo, non mi e’ stato detto o, semplicemente, giustificarsi parlando di pericolosità imprevedibili. Da Firenze era arrivata una prima concreta segnalazione già il 20.09.12 e poi il 1.10.13, il Tribunale di Bari, la Procura di Bari, che già si erano occupati di Nicolina sin dal 2007, avevano l’obbligo di pretendere che i Servizi Sociali relazionassero su tutto, prevedibile e non, anche suggerendo, ove necessario, concrete limitazioni della allora potestà genitoriale, magari raccogliendo la richiesta di aiuto che proprio Nicolina nell’estate di quest’anno, aveva lanciato  all’assistente sociale ed essere inserita in una casa famiglia: lei che adorava la sua mamma, quando le e’ stato detto che non poteva andare via con lei, preferiva vivere in una casa famiglia, purché lontano da Ischitella, lontano dal suo assassino. Nessuno l’ha ascoltata e, ad Ischitella resterà per sempre”.

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