Millecinquecento metri quadri che presto saranno ristrutturati e messi a disposizione per il mercato degli affitti residenziali. L’Opera del Duomo di Firenze, nella persona del suo presidente, Luca Bagnoli, parla di «assunzione di una responsabilità sia culturale che sociale sul patrimonio edilizio della città». Presentando l’importante piano economico e riorganizzativo che prevede il restauro totale del campanile di Giotto, di raddoppiare la superficie del Museo dell’Opera e unificare gli uffici dell’ente nell’edificio del Collegio Eugeniano, Bagnoli prende esplicitamente posizione contro gli affitti brevi che stanno svuotando il centro storico di Firenze: «L’acquisto di Palazzo Compagni (che consentirà l’ampliamento del museo ndr) e il recupero del Collegio Eugeniano hanno permesso di sottrarre questi edifici al mercato immobiliare speculativo. Il trasferimento della sede dell’Opera nel Collegio Eugeniano permetterà di liberare spazi che consentiranno la realizzazione di immobili a destinazione residenziale» ha aggiunto Bagnoli. «L’Opera da tempo, accanto a una vocazione culturale e turistica – ne sono testimoni 1,4 milioni di visitatori e i numerosi eventi realizzati, come ampiamente riportato nel bilancio di sostenibilità pubblicato sul sito – persegue una ormai consolidata politica immobiliare volta a tutelare la presenza di residenti nel centro storico». Oltre alle attuali operazioni, l’Opera ha intenzione di fare ulteriori investimenti patrimoniali per continuare a destinare gli edifici storici ad abitazioni residenziali. I prezzi degli affitti non sono soggetti a vincoli come nel caso dell’edilizia popolare ma, garantiscono dall’ente, sono comunque accessibili a quella fascia di cittadinanza che non ha accesso alle agevolazioni ERP ma nemmeno può permettersi le cifre astronomiche dettate dal mercato turistico. Un’operazione che, sul lungo termine, garantisce il mantenimento di quella “fiorentinità” che rende la città unica nel suo genere, e quindi il flusso di turisti che ne è attratto. Allo stesso tempo questo tipo di investimenti pongono l’ente al riparo dalle fluttuazioni a cui, come ha dimostrato il Covid, il turismo è soggetto.
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