E’ stato inaugurato ieri all’interno dell’Ospedale di Livorno un luogo di raccoglimento aperto a pazienti, familiari, dipendenti e non credenti. Il sindaco Salvetti: “Un segno di dialogo in linea con l’identità della nostra città”.
All’Ospedale di Livorno nasce un nuovo spazio dedicato all’intimità, alla riflessione e alla dimensione umana della cura. Ieri infatti è stata inaugurata la “Stanza del Silenzio”, un ambiente appositamente progettato per offrire momenti di meditazione, preghiera e raccoglimento a chiunque ne avverta l’esigenza. La stanza non ha barriere confessionali, è concepita per accogliere fedeli di qualsiasi religione così come i non credenti, ponendosi come un punto di riferimento neutrale e inclusivo.
L’operazione si fonda su una stretta collaborazione patrimoniale e sociale, che ha coinvolto soprattutto l’Asl Nord Ovest che ha dato la stanza in comodato d’uso gratuito al Comune di Livorno. A sua volta l’Amministrazione ha agito in rappresentanza del “Tavolo delle Religioni e delle Spiritualità”, un organismo presieduto dal Sindaco che riunisce molteplici realtà religiose e associazioni filosofiche non confessionali della città.
Proprio per permettere ai cittadini di entrare in contatto con il Tavolo delle Religioni il Comune ha attivato l’indirizzo email dedicato: tavoloreligioniespiritualita@comune.livorno.it.
“Può sembrare una cosa marginale rispetto a una realtà complessa com’è l’Ospedale – ha dichiarato il sindaco Luca Salvetti -. In realtà qui dentro c’è un significato molto ampio e bello, in una città che del dialogo fra nazioni e religioni diverse ha sempre fatto la sua identità”.
Sull’evoluzione del concetto di sanità si è espresso il direttore del presidio, Spartaco Mencaroni, ricordando che la salute non può limitarsi a criteri tecnici o clinici, ma deve comprendere la sfera spirituale e umana della persona. Un concetto ribadito anche dalla vicepresidente regionale Mia Diop, che si è detta orgogliosa, da livornese, di un’amministrazione lungimirante che non progetta solo le strutture murarie dei nuovi ospedali, ma si interroga sul benessere complessivo e sulle relazioni all’interno di essi.




