La Corte d’Appello di Firenze ha condannato l’Asl Toscana Nord Ovest a risarcire i familiari di Mario Amelio Coli, pensionato di 71 anni deceduto nel 2016 dopo essersi allontanato dal pronto soccorso dell’ospedale San Luca di Lucca in stato confusionale ed essere stato investito da uno scooter il cui conducente non è mai stato identificato.
La notizia è riportata oggi dal Tirreno.
La sentenza ribalta la precedente decisione del Tribunale di Lucca, riconoscendo la responsabilità dell’azienda sanitaria per la mancata sorveglianza del paziente e disponendo un risarcimento complessivo superiore ai **630mila euro**, comprese le spese legali, in solido con il Fondo di garanzia per le vittime della strada.
L’importo si aggiunge ai circa 600mila euro che il Fondo era già stato condannato a versare agli eredi della vittima nel 2024 per il decesso causato dal pirata della strada rimasto ignoto.
I fatti risalgono al 2 febbraio 2016. Mario Amelio Coli, ex muratore residente a Segromigno in Piano, nel comune di Capannori, si presentò nel tardo pomeriggio al pronto soccorso dell’ospedale San Luca in evidente stato confusionale.
Accettato in codice giallo alle 18.40, avrebbe dovuto essere sottoposto a visita entro un’ora. Quando però il personale sanitario lo chiamò, alle **21.52**, il paziente si era già allontanato dalla struttura senza che nessuno si fosse accorto della sua uscita.
Poco dopo le 23, mentre percorreva a piedi via Romana, fu investito da uno scooter che procedeva nella stessa direzione. Il conducente si fermò inizialmente dopo l’impatto, ma si allontanò senza prestare soccorso, facendo perdere le proprie tracce.
Trasferito in gravissime condizioni all’ospedale di Cisanello, a Pisa, l’uomo morì il 22 febbraio 2016, dopo venti giorni di ricovero.
Secondo i giudici fiorentini, l’azienda sanitaria non avrebbe adottato le misure di controllo previste per un paziente nelle condizioni di Mario Amelio Coli.
La sentenza evidenzia infatti che il protocollo interno applicato al caso prevedeva una sorveglianza continua, proprio in considerazione dello stato confusionale del paziente e della sua incapacità di badare a sé stesso.
Per questo motivo la Corte d’Appello ha riconosciuto un nesso di responsabilità tra l’omessa vigilanza all’interno del pronto soccorso e il tragico epilogo della vicenda, accogliendo il ricorso presentato dai familiari e condannando l’Asl al risarcimento dei danni.
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