Padre coraggio fa arrestare il figlio: sgominato traffico internazionale di droga

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LUCCA – “Mio figlio frequenta un brutto giro”.  Risale al maggio del 2011 la denuncia di un genitore abitante nella lucchesia che aveva contattato i Carabinieri, riferendo all’allora tenente Andrea Senes, comandante del Radiomobile e oggi capitano dell’Arma in Sardegna a Siniscola, di avere il sospetto che il ragazzo frequentasse il mondo degli spacciatori.

Il repentino intervento del personale del Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Lucca, che ha preso contatti con il genitore ormai disperato per le condizioni fisiche e psichiche del ragazzo, ha consentito di guadagnare la fiducia del giovane il quale ha raccontato ai militari di essere in contatto con personaggi legati al traffico internazionale di droga per conto dei quali aveva trasportato in Italia due carichi di cocaina.

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Una brutta storia, riferita alla stampa oggi, ad arresti e ordinanze di custodia cautelare eseguite,dal Colonnello Stefano Fedele, comandante provinciale dell’Arma, e dal capitano Lorenzo Angioni.

Andrea Senes, foto Letizia TassinariL’indagine, durata circa un anno, è stata condotta interamente dall’allora comandante del Nucleo Operativo Andrea Senes, che firmò l’informativa di reato nel luglio del 2012, un mese prima del suo trasferimento ad altro incarico.

Nel suo racconto il giovane precisava che, durante la sua permanenza presso una comunità per il recupero dei tossicodipendenti dell’alta Toscana, era entrato in confidenza con un compagno di comunità, li detenuto per scontare una pena alternativa alla detenzione, il quale gli aveva proposto di diventare un “corriere” per il trasporto di “ovuli di cocaina” dal Sud America all’Italia. Allettato dalle proposte del “reclutatore”, nel mese di gennaio 2011, seguendo le sue indicazioni aveva abbandonato la comunità ed era entrato in contatto con un cittadino albanese che gli aveva consegnato un biglietto aereo a/r Bologna – Buenos Aires. Dopo un breve soggiorno nella città Argentina (precauzione adottata dai trafficanti per non destare i sospetti degli operatori doganali) gli veniva fatto ingerire un quantitativo di ovuli pari a 1 chilo di cocaina pura, dopodiché si imbarcava su un volo aereo diretto all’aeroporto di Bologna via Madrid. Raggiunta la città emiliana, veniva preso in consegna dall’albanese, il quale lo accompagnava in un appartamento dove rimaneva sino alla completa evacuazione degli ovuli di cocaina, tutti trattenuti dal suddetto, che, come compenso, gli consegnava 7.000 euro dei quali 2.000  destinati al suo reclutatore. Dopo questo primo viaggio il giovane, grazie ai contatti che aveva allacciato con gli appartenenti all’organizzazione si recava in Perù, dove conosceva un cittadino italiano che si presentava come l’organizzatore del traffico di cocaina; durante il suo soggiorno il connazionale gli proponeva di trasportare un ulteriore quantitativo di cocaina destinato ad un nuovo gruppo di acquirenti, garantendogli un compenso pari a 10mila euro. Il giovane accettava la proposta ed il 21 aprile del 2011, dopo aver ingerito un nuovo quantitativo di cocaina – sempre pari a 1 chilo  in ovuli del peso di  5 grammi cadauno – ripartiva per l’Italia sbarcando, anche in questo caso, all’aeroporto di Bologna. Superata la dogana, seguendo le direttive dei “destinatari”, il giovane raggiungeva la città di Ferrara dove avrebbe dovuto soggiornare durante l’evacuazione degli ovuli. Durante tale operazione, approfittando della mancanza di vigilanza, abusava della cocaina da lui trasportata cadendo in uno stato di psicosi tale da procurargli delle allucinazioni così reali da spingerlo a contattare i genitori chiedendogli di raggiungerlo per riportarlo a casa.

Terminato il suo racconto il giovane corriere ha accompagnato gli appartenenti al Nucleo Operativo e lo stesso comandante Senes nei pressi della sua abitazione, consentendo il recupero e contestuale sequestro di 51 ovuli ricoperti da materiale gommoso di colore nero contenenti cocaina per un peso pari a gr. 243 ed una purezza variabile tra i 90 ed il 95%. Sulla base di quanto rinvenuto il giovane lucchese veniva arrestato, in quanto responsabile di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio ed associato alla locale casa circondariale a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Nei giorni successivi all’arresto lo sviluppo dell’attività investigativa, volta in particolare all’analisi del materiale documentale sequestrato al corriere (biglietti aerei, passaporto, agende ) permetteva di acquisire i primi elementi di riscontro alle sue dichiarazioni tramite i quali gli inquirenti, grazie ai visti d’ingresso ed uscita dall’Argentina e dal Perù presenti sul suo passaporto, risalivano alle date in cui si erano svolti i due viaggi in Sud America ed acquisivano i primi elementi di reità a carico degli indagati.

I dati acquisiti venivano riferiti alla Direzione Distrettuale Antimafia di Bologna, dove nel frattempo era stato trasmesso il procedimento penale per competenza territoriale, in quanto la dogana utilizzata per far entrare lo stupefacente sul territorio nazionale era proprio quella del locale aeroporto.

Il Magistrato titolare delle indagini, Sostituto Procuratore dottor Giampiero Nascimbeni, avallava le richieste  del Nucleo Operativo dando così il via all’attività investigativa che, protrattasi per oltre due anni, consentiva di identificare i “ferraresi” destinatari dello stupefacente trasportato dal giovane corriere in occasione del suo secondo viaggio ed acquisire ulteriori elementi di reità nei loro confronti, appurare le modalità di pagamento dello stupefacente che prevedevano, da parte dei clienti, l’invio preventivo di somme di denaro variabili tra i 3.500 / 4.500 euro a seconda dell’esistenza o meno di precedenti “rapporti lavorativi”, le transazioni, che servivano come anticipo per l’acquisto dello stupefacente il cui saldo doveva essere versato dopo l’arrivo in Italia del corriere, venivano effettuate attraverso i servizi di Money Transfert internazionali con molteplici spedizioni inferiori ai 1000 euro, per non violare la normativa antiriciclaggio. Tutte le  transazioni avevano come beneficiari nominativi risultati riconducibili ad identità fittizie appositamente create dal “fornitore”. Durante l’indagine è stato accertato che il soggetto emiliano “latitante”, oltre a gestire il traffico di cocaina che aveva dato origine all’indagine, era inserito in un ben più ampio contesto di traffico internazionale di stupefacenti, nel quale erano coinvolti sia cittadini sud americani appartenenti ai locali “cartelli del narcotraffico”, che italiani collegati alla ‘ndrangheta, con cui aveva in corso altree trattative finalizzate all’importazione sul territorio nazionale di ingenti quantitativi di cocaina, attraverso l’utilizzo di diverse rotte di trasporto e metodologie di occultamento. L’interessato è infatti risultato essere in contatto con appartenenti ai “cartelli colombiani”, nazione, la Colombina, dove  sulla base delle notizia acquisite attraverso gli organi internazionali attivati tramite la Direzione Centrale per i Servizi Antidroga,  durante la sua latitanza si è recato in più occasioni, proprio per incontrare i suoi referenti e consolidare i canali di approvvigionamento dello stupefacente.

Nel corso dell’indagine il personale del Nucleo Operativo della Compagnia di Lucca, ricorrendo sia alle consolidate tecniche investigative, come servizi di pedinamento ed osservazione svolti in numerose province italiane, che alle nuove metodologie di indagine, riusciva ad identificare gli appartenenti ai diversi gruppi criminali in contatto con il latitante e dediti all’importazione sul territorio nazionale ed alla successiva “commercializzazione” della cocaina. In tale ambito venivano identificati alcuni cittadini peruviani, tutti riconducibili alla stessa famiglia residente nella città di Torino, in grado di trasportare sul territorio nazionale ingenti quantitativi di detto stupefacente che, grazie alla mediazione del sodalizio criminale oggetto delle indagini, cedevano ad esponenti della criminalità organizzata calabrese. In questo caso i proventi delle illecite attività venivano inviati in Perù, attraverso canali bancari e di Money Transfert che operavano al di fuori della normativa antiriciclaggio, dove venivano reinvestiti sia nell’acquisto di nuovi carichi di cocaina sia in auto di lusso ed abitazioni.

Mentre la mente della gang è ancora ricercata, sono tredici le persone arrestate e trentasei quelle denunciate. Gli arrestati sono Alain Galantini, 45 anni, di Carpi, a cui sono stati sequestrati 70 grammi di cocaina, Lorenzo Guio, 38 anni, italiano e gli albanesi Hasan Balukja e Julian Baholli di 47 e 39 anni con un sequestro di 2,6 chili di cocaina e 2,5 di eroina e infine Nelson Pichardo, 49 anni, domenicano, Domenico Polimeni, 57 anni, origini calabresi, Carmelo Ielo, 54 anni, di Reggio Calabria, Domenico Trimboli, 24 anni e Leo Morabito di 26 tutti di origine calabrese e affiliati alla criminalità locale. A loro sono stati sequestrati 12 chili di cocaina e 200mila euro in contanti. In manette anche i peruviani Renee Vera Flores e la madre Ana Ruiz Flores oltre a Josè Ramirez Diaz. 29 in totale i chili di “bianca” finiti sotto sequestro, per un valore di 9.5 milioni di euro

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