«Il Palio non è cultura e non è neppure tradizione. In Toscana, e anche nel territorio senese, esistono tante tradizioni autentiche, ricche di valore storico e culturale, che meritano di essere tutelate e tramandate. Una corsa di cavalli in queste condizioni, invece, non rientra tra queste. Non possiamo continuare a definire cultura qualcosa che comporta disagio e sofferenza per gli animali».
Secondo Bacci, il problema non riguarda soltanto la corsa in sé, ma tutto ciò che la precede. L’attenzione si concentra sulle condizioni alle quali sono sottoposti i cavalli fin dai momenti antecedenti la partenza, quando vengono condotti tra due ali di folla nella piazza gremita e attendono il via tra rumore, caldo e tensione.
«Prima ancora che inizi la gara, gli animali si trovano ammassati in uno spazio ristretto, circondati da migliaia di persone che urlano, sotto temperature spesso elevatissime e in un clima di enorme agitazione. Chi conosce il comportamento degli equini sa bene che queste non sono condizioni compatibili con il loro benessere. Sono animali estremamente sensibili agli stimoli esterni e vengono immersi in un contesto che per loro rappresenta una fonte di forte stress».
A rendere ancora più critica la situazione, secondo la Lav, sono anche le dinamiche della corsa, durante la quale i fantini utilizzano il nerbo per spronare i cavalli.
«Le frustate fanno parte della competizione e sono sotto gli occhi di tutti. È un elemento che viene spesso normalizzato perché inserito nella tradizione, ma resta un comportamento che contribuisce ad aumentare la pressione sugli animali durante una gara già estremamente impegnativa».
Per l’associazione, uno dei nodi principali è quello dell’informazione. Bacci ritiene infatti che una parte consistente dell’opinione pubblica non conosca realmente le caratteristiche etologiche dei cavalli e, di conseguenza, non riesca a comprendere il loro stato emotivo durante il Palio.
«Serve molta più informazione. Le persone dovrebbero conoscere meglio gli equini, capire come comunicano, quali sono le situazioni che provocano paura o stress e quali sono le loro esigenze naturali. Se ci fosse una maggiore consapevolezza, sarebbe più semplice comprendere che un contesto come quello del Palio rappresenta per questi animali una condizione di forte disagio».
Infine, Bacci allarga il ragionamento al significato stesso della manifestazione, sostenendo che la competizione appartenga esclusivamente agli uomini, mentre siano gli animali a pagarne le conseguenze.
«Alla fine è una sfida tra persone, tra contrade che cercano di prevalere l’una sull’altra. È una competizione tutta umana, nella quale si alimentano rivalità, prestigio e desiderio di vittoria. Ma, come accade troppo spesso, a subirne le conseguenze sono gli animali, che non hanno scelto di partecipare e vengono coinvolti in qualcosa che serve esclusivamente agli interessi e alle passioni dell’uomo».
Per il rappresentante della Lav il Palio trasmette inoltre un messaggio sbagliato alle nuove generazioni.
«È un pessimo esempio per i giovani, perché rischia di far passare l’idea che sia accettabile utilizzare gli animali come strumenti di spettacolo o di competizione. Crediamo invece che il rispetto per gli animali debba diventare un valore educativo fondamentale e che le tradizioni possano evolversi senza continuare a fondarsi sul loro sfruttamento».



