Par condicio a Viareggio, l’Agcom sanziona il Comune: “Violata la legge”

L’ordine di pubblicare sul sito web, sulla home page, entro un giorno dalla notifica dell’atto e per la durata di 15 giorni, un messaggio recante “l’indicazione di non rispondenza a quanto previsto dall’articolo 9 della legge 22 febbraio 2000”. È quanto stabilito dall’Autorità garante nelle comunicazioni (Agcom) nei confronti del comune di Viareggio a seguito delle segnalazioni pervenute durante la campagna elettorale per un uso improprio dei mezzi di comunicazioni comunali quali il profilo Facebook dell’ente.

A finire sotto la lente i post del 10 aprile 2026, “La Misericordia di Viareggio compie 200 anni”, 11 aprile 2026, “L’assessore allo Sport Rodolfo Salemi presenta il calendario primaverile degli eventi”, 16 aprile 2026 “Piano strutturale. La sua approvazione è un atto di responsabilità amministrativa verso la città”, 20 aprile 2026 “Verso Italia U16 – Danimarca U16” e 21 aprile 2026 “Al Varignano nasce la nuova cittadella sportiva Vasco Zappelli”.

“Agcom ci dà ragione – dicono dalla coalizione di centrosinistra – il comune di Viareggio ha violato la legge sulla comunicazione istituzionale durante la campagna elettorale. L’Agcom ha infatti rilevato che quei contenuti segnalati erano privi dei requisiti di impersonalità e indispensabilità richiesti dalla legge, in quanto riportavano nomi, immagini e dichiarazioni di amministratori candidati, senza che ricorressero esigenze urgenti o improcrastinabili”.

“Per mesi abbiamo denunciato quella che ritenevamo una grave scorrettezza nell’utilizzo dei canali istituzionali – proseguono in una nota – Oggi un’autorità indipendente certifica che quelle denunce erano fondate. Non era propaganda dell’opposizione: era una violazione delle regole poste a tutela della correttezza della competizione elettorale. Le istituzioni appartengono a tutti i cittadini e non possono essere utilizzate come strumenti di promozione politica di chi governa. Il rispetto della legalità e della par condicio non è un dettaglio, ma un principio fondamentale della nostra democrazia”.

Sull’argomento è intervenuta anche la consigliera di Viareggio Mon Amour, Silvia Bertolucci, che aveva presentato una segnalazione per il post pubblicato sulla pagina Facebook ufficiale del Comune di Viareggio, che accusava loro di essersi sottratti alla responsabilità politica, perché non si erano presentati in Consiglio comunale avente all’ordine del giorno l’approvazione delle controdeduzioni al Piano strutturale.

“La convocazione – ricorda Bertolucci – violava l’articolo 38 del Testo Unico degli Enti Locali (TUEL), che limita l’attività del Consiglio alla sola ordinaria amministrazione durante il periodo elettorale. L’obiettivo della norma è impedire che l’amministrazione uscente sfrutti la propria posizione per trarre vantaggi mediatici o politici rispetto agli altri candidati. L’Autorità ha ordinato al Comune di Viareggio – conclude l’avvocata – di adottare specifiche misure riparatorie, quali appunto la pubblicazione sul sito istituzionale di una dichiarazione sull’avvenuta violazione dell’art. 9 della L. 28/2000 secondo la segnalazione da me sottoscritta. Il provvedimento costituisce una forma rilevante di tutela del funzionamento degli strumenti democratici anche a livello locale, l’auspicio è che ciò possa servire anche a prevenire il ripetersi di analoghi episodi, che a mio avviso non fanno altro che diminuire la fiducia dei cittadini nei confronti della Pubblica Amministrazione”.

“Si tratta di una pronuncia chiara, che certifica come le nostre segnalazioni non fossero né polemiche né strumentali, ma fondate su un principio fondamentale della democrazia – osserva Lorenzo Tosi di Spazio Progressista, tra i primi a denunciare il problema – le istituzioni devono rimanere imparziali durante una competizione elettorale e non possono essere utilizzate, direttamente o indirettamente, per favorire chi è candidato. Chiedere scusa ai cittadini e alle cittadine sarebbe un atto corretto e rispettoso, ma sarebbe altrettanto doveroso che il responsabile o i responsabili di tale condotta, si dimettessero dal ruolo che ricoprono”.

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