Patrocinio al Pride negato, lettera a Nardella: “Dopo i fatti di Orlando, sono deluso”

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FIRENZE – “Caro sindaco Nardella, le scrivo in merito alla sua decisione di negare il Patrocinio del Comune di Firenze al Toscana Pride in programma il prossimo 18 Giugno”. La lettera, firmata, è di un giovane fiorentino, inviata alla redazione di TGregione.it. “Decisione legittima da parte di un sindaco che applica un regolamento comunale che “non concede patrocini a manifestazioni che hanno direttamente o indirettamente un carattere politico o rispondono ad una parte” – prosegue il cittadino, che la posta anche sul suo profilo Facebook -: “Decisione forse inopportuna per il momento storico che viviamo, dopo che il partito al quale lei appartiene si è fatto promotore di una grande conquista per il mondo Lgbt. Di certo non si è chiesto se accontentava una parte e ne scontentava un’altra magari meno numerosa ma forse più potente. Lei parla di manifestazioni che riguardano una parte ma se provasse ad allargare quella parte al tutto che la circonda, ai genitori di ragazzi gay, ad amici di ragazze lesbiche, a zie, parenti o vicini di casa di trans si accorgerebbe come il recinto di quella parte non ha confini se non l’universo. Le lotte di una parte non esistono, con questo criterio non avrebbe dato il patrocinio ai neri di manifestare contro l’apartheid e alle donne per la parità di diritti per non urtare la sensibilità di chi non gli conosceva uguaglianza e pari dignità. I gay non manifestano solo per indossare piume di struzzo e sgargianti abiti succinti o pettorali gonfiati e addominali scolpiti, quelli sono le piccole debolezze e vanità di chi non ha ancora un’identità sociale riconosciuta. Gli si riconoscono i doveri e si sottraggono i diritti con piccole mancette come si fa con i bambini o i mendicanti. I gay manifestano per non essere più una parte ma parte del tutto. Speravamo che i fatti di Orlando potessero essere l’ultimo e drammatico campanello d’allarme ad una coscienza umana, civile e politica che non può ubbidire solo a dei cavilli burocratici. Quei cinquanta morti e cinquanta feriti non sono solo cento gay che erano andati a passare un sabato notte di festa e hanno incontrato la morte. Erano e sono le centinaia di genitori che li piangono, le migliaia di amici che li rimpiangono, i milioni di uomini e donne perbene che non si spiegano il perché l’omofobia generi morte. Le voglio ricordare che a Novembre per la visita del Santopadre lei giustamente ha aperto le porte del Comune e della città, ha chiuso le strade e bloccato il traffico cittadino come si fa per gli eventi straordinari. Eppure non si è chiesto se questa scelta potesse turbare quella parte di cittadini laici, musulmani, buddisti o di qualsiasi altra confessione religiosa a cui probabilmente interessava poco dell’evento e poteva arrecargli fastidio. Le rammento le parole del Nostro Presidente del Consiglio che lei conosce bene, quando un giornalista gli disse se l’approvazione della legge sui diritti civili potesse creare dissapori con la Santa Sede: “Io ho giurato sulla Costituzione, non sulla Bibbia!” Lei si ricordi per chi ha giurato e chi rappresenta, tra il tutto che l’ha votata c’è quella parte a cui Sabato volterà le spalle. E quella non è solo una parte, è il domani che avanza con il suo carrozzone di paillettes e lustrini ma soprattutto di uomini e donne che occuperanno Firenze con il disarmante canto di normalità e uguaglianza. Firenze quel giorno sarà nostra. Lei si goda il mare. Un cittadino deluso”

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