Pavone maschio: il Gip convalida il sequestro fatto dalle guardie zoofile Kronos

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VIAREGGIO – Il Giudice per le Indagini Preliminari Riccardo Nerucci ha convalidato questa mattina il sequestro preventivo del pavone maschio fatto dalle guardie zoofile Kronos. La richiesta di convalida era stata richiesta dal Pubblico Ministero Elena Leone, titolare del fascicolo di indagine, lo scorso 21 giugno, quando, di sua inziativa, aveva anche provveduto a sequestrare, come corpo del reato, il cadavere della pavona, morta affogata il 19,  e a iscrivere nel Registro degli Indagati il Sindaco Giorgio Del Ghingaro e l’Assessore Gabriele Tomei, ipotizzando il reato di maltrattamento ad animali.

Il pavone, da tutti ribatezzato “Giorgio”, fu sequestrato per mano delle guardie Kronos dal laghetto dei cigni in pineta di ponente dopo la denuncia da parte di numerosi cittadini e animalisti – che giorni prima del decesso della pavona avevano raccolto circa 700 firme chiedendo al Comune di spostare i due pennuti, ritenuti a rischio per l’habitat non idoneo –  con il timore che l’uccello camminatore, e non acquatico, potesse fare la stessa tragica fine.  La relazione, con tanto di verbale e ricco dossier, fu consegnata al magistrato inquirente e il pavone,  dopo una querelle con il Comune a colpi di diffide e minacce di denuncia di appropriazione indebita, o furto, e ricettazione, fu sistemato all’Uovo di Colombo, dove tuttora risiede in attesa di partire per un’oasi protetta, fuori provincia.

“Considerato che la condotta ascrivibile agli indagati, Del Ghingaro come sindaco e Tomei come assessore  a cui è stato attribuito lo specifico compito di tutela degli animali, va rubricata nella fattispecie astratta degli articoli 110 ( concorso in reato ) e 544 ter del codice penale  ( maltrattamento ad animali ) – si leggeva nell’atto a firma del PM in merito alla pavona -, atteso che dagli atti  risulta che il pavone femmina veniva costretto in un piccolo spazio di sopravvivenza accanto a un laghetto, nel quale veniva trovato morto, e considerato inoltre che al pavone maschio sono state tarpate le ali per impedirgli di allontanarsi in volo al luogo in cui è stato ristretto”, il Pubblico Ministero ha ritentuto necessario il sequestro della pavona al fine di accertarne le cause del decesso.

Sin dal giorno della morte della pavoncella – scoperta all’alba di lunedì scorso -, la vicenda si era trasformata subito in un vero e proprio caso cittadino. E, adesso, anche giudiziario. La protesta per la presenza dei pavoni nel laghetto dei cigni era iniziata dallo stesso giorno in cui erano stati portati in quel luogo, sostenendo il pericolo e di come la coppia di uccelli non fosse in grado di nuotare. I veterinari della As, che avevano effettuato diversi controlli, trovandoli in salute, avevano comunque dato all’Amministrazione delle prescrizioni,  ma i due pavoni non erano mai stati spostati. Il pavone era fuggito, ed era stato recuperato in strada al quartiere Marco Polo, la pavona era finita in acqua, rischiando di affogare, ma era stata salvata da chi era in pineta con un retino. Poi il tragico evento: la morte dell’esemplare femmina, considerata annunciata, e al sequestro del maschio per mano delle guardie zoofile Kronos.

 

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