Pazienti oncologici, interrogazione della senatrice del Pd Manuela Granaiola

ROMA – Pazienti oncologici, interrogazione della senatrice del Pd Manuela Granaiola al Ministro della Salute:

Premesso che:

i tempi di attesa per l’erogazione delle prestazioni sanitarie costituiscono un serio problema in tutti i Paesi dotati di sistemi sanitari complessi e universalistici, ma nel nostro Paese è diventato una vera e propria emergenza e uno dei disagi maggiormente avvertiti dai cittadini;

secondo un’indagine del Censis sarebbero 11 milioni le persone che restano senza cure, per due ragioni: le liste di attesa sempre più lunghe e i ticket sempre più pesanti;

di fronte a 50 giorni di attesa in media per una visita ortopedica, a 60 per una visita cardiologica, a 70 per una risonanza magnetica al ginocchio, a 75 per un’ecografia dell’addome, a 80 per una colonscopia, gli utenti potenziali finiscono per dividersi tra chi ha un reddito sufficiente per rivolgersi alle strutture sanitarie private o al cosiddetto “intramoenia” e chi invece non può addossarsi la spesa e si rassegna ad aspettare che venga il suo turno, dilazionando nel tempo analisi e cure con il rischio di perdere la salute, se non la vita;

in sostanza chi ha un reddito sufficiente si fa curare dal privato chi non ce l’ha non si cura, rinuncia  perché non può affrontare il costo dei ticket o perché le liste di attesa nella sanità pubblica sono troppo lunghe e non può permettersi di rivolgersi alla sanità privata, una realtà inaccettabile in un paese civile, oltre che drammatica se si considera che il nostro SSN rischia di non poter più essere definito universalistico;

non si può, infatti, non rilevare la quasi coincidenza tra gli 11 milioni di cui parla la ricerca del Censis e i circa 10 milioni che oggi in Italia vivono sotto la soglia del rischio di povertà, per questi soggetti socialmente deboli le cure possono diventare inaccessibili;

in questo modo è stato alterato nel tempo il carattere di gratuità e di universalità del Servizio sanitario nazionale, e il diritto alle cure diventa teorico per le difficoltà dell’accesso;

in Toscana la riforma sanitaria stenta a decollare, in quanto gli accorpamenti tra le diverse ASL hanno evidenziato criticità e disagi per la popolazione e le eccellenze presenti in alcuni ospedali non sono state sufficientemente tutelate, le liste di attesa si sono allungate così come i tempi di risposta per i referti;

in particolare, in Versilia gli utenti del SSN non riescono a ottenere appuntamenti dalla ASL, soprattutto per alcuni accertamenti prescritti dal medico di base. Solo pochi giorni fa, a seguito di proteste e campagne di stampa, sono state sbloccate le agende degli appuntamenti per le visite e gli esami medici;

tuttavia, per alcuni accertamenti si continua ad attendere ben oltre l’accettabile, mentre per le colonscopie e gastroscopie si va a febbraio del 2017, molto più grave appare la situazione per le  mammografie (si arriva ad agosto 2018) e per le visite endocrinologiche prenotabili solo per dicembre 2018;

da sottolineare è il dramma dei malati di cancro che devono aspettare settimane per un referto istologico, necessario per determinare la terapia da seguire con attese che possono raggiungere 30-34 giorni di media;

eppure le Asl dovrebbero rispettare precisi limiti di tempo, al di là dei quali l’utente potrebbe  chiedere un rimborso di 25 euro: (massima urgenza entro 48 ore, massimo di 10 gorni epr le urgenze cosiddette <<brevi>>, massimo di 15 giorni per le visite specialistiche non urgenti, tranne quelle oncologiche, massimo 30 giorni per gli esami diagnostici);

secondo l’Asl Versilia, il motivo di queste difficoltà sarebbe legato a un aumento continuo delle richieste dei pazienti, non supportato da una proporzionale crescita delle risorse umane e tecnologiche a disposizione, mancherebbero i medici, soprattutto nella radiologia anche per effetto delle limitazioni all’orario di lavoro dei medici imposte dalla legge 161/2014;

nonostante i  limiti di tempo stabiliti dalla Regione i tempi si stanno dilatando sempre più;

il miglioramento dei tempi d’attesa è una delle priorità della Regione Toscana, che sta deliberando un atto d’indirizzo per le aziende sanitarie che prevede, tra l’altro, una distinzione tra prestazioni programmate e prestazioni con classe di priorità, che deve essere definita dal medico curante per avere risposte più rapide, ma il problema colpisce l’insieme del SSN;

la Regione Toscana ha predisposto linee di condotta severe per le Asl riguardo alle liste d’attesa, in particolare i direttori della programmazione delle aziende sanitarie dovevano presentare all’assessorato un piano di abbattimento delle liste di attesa entro il 1° dicembre 2016; tali piani   saranno valutati e condivisi dall’assessorato e dovranno diventare operativi entro il 1° gennaio 2017, per arrivare a regime entro il primo semestre del medesimo anno;

esistono due Piani Nazionali (2006-2008 e 2010-2012), nonostante ciò la situazione tende a peggiorare in tutto il Paese, nonostante l’abbattimento dei tempi di attesa per le prestazioni sanitarie sia  uno degli obiettivi prioritari del SSN,

si chiede di sapere

se è stato effettuato un monitoraggio sullo stato di attuazione e sugli esiti degli accorpamenti delle Aziende Sanitarie Locali nelle diverse regioni, con particolare riferimento a quelle della Toscana;

quali misure intenda assumere al fine di ridurre, anche attraverso l’impiego di adeguate risorse economiche ed umane la grave situazione del blocco delle prenotazioni e dell’allungamento delle liste d’attesa nella sanità pubblica;

quali siano i tempi previsti per l’approvazione del nuovo Piano Nazionale per il Governo delle liste di attesa 2016-2018.

 

 

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