“Pd e sinistra miopi”, il sindaco di Viareggio e il suo impegno per ricomporre le energie

VIAREGGIO – ( di Giorgio Del Ghingaro, sindaco di Viareggio ) –

La Sinistra e il Pd hanno perso, non ci sono alibi. Quando una squadra perde, la responsabilità è di tutti, anche se inevitabilmente le colpe ricadono principalmente su chi la guida.

In questi anni il Pd ha seguito una linea che non ho condiviso: dopo l’entusiasmo dei tempi di Veltroni segretario, le mie perplessità sono aumentate e sono stato, neanche tanto cortesemente, accompagnato alla porta da qualche zelante interprete del dettato renziano.

Ma questo non significa che oggi non veda la gravità della situazione con le forze progressiste e socialdemocratiche spazzate via dal nostro Paese.

In Italia sta soffiando forte il vento di destra che alimenta le paure e si fa riferimento al cambiamento indirizzandolo verso un Movimento che, laddove ha amministrato, non ha ancora dimostrato, nei fatti, competenza e capacità progettuale.

Un Movimento che è stato capace di intercettare il malcontento anche di molte persone in passato legate alla sinistra ed oggi profondamente deluse. Su questo dato la Sinistra deve riflettere con grande umiltà: dove sono finiti gli ideali, come è stata smarrito la bussola del radicamento territoriale, quando è stato perso il contatto con la quotidianità?

Molti oggi scaricano ogni responsabilità su Matteo Renzi; io non lo difendo, come del resto non ho mai fatto in questi anni, ma sono convinto che un’analisi politica seria non possa limitarsi ad una persona e al suo entourage, ma debba chiamare in causa argomenti più profondi.

In queste elezioni ha vinto chi ha coltivato la paura dell’immigrato, del diverso, chi inneggiava al disfattismo, chi ha fatto del qualunquismo e dell’odio una bandiera. Sono sentimenti negativi, lontani dal nostro patrimonio culturale, di bellezza morale e artistica.
Ma è da questa analisi che dobbiamo partire se vogliamo ricostruire qualcosa di positivo, se vogliamo rilanciare un progetto politico e culturale capace di ridare speranza e credibilità ad un Paese che ha conosciuto grandi momenti di coesione sociale e solidarietà umana.

Da qui dobbiamo rimetterci in moto per ritrovare quell’unità delle forze democratiche e progressiste che, in passato, ha portato a risultati straordinari. Un’unità che non sia di facciata o che rappresenti solo un cartello elettorale, ma un progetto di ampio respiro che metta al centro il lavoro, la coesione sociale e i diritti della persona.

Tornando al dato elettorale, penso che la coalizione di centro destra e il M5S, che hanno vinto legittimamente le elezioni, meritino rispetto istituzionale; la strategia della denigrazione e della delegittimazione, fatta in queste settimane, è stata brutta, inutile e dannosa.

Dall’altra parte è necessario che il Partito democratico esca dal leaderismo esasperato in cui è precipitato in questi anni e si riproponga come movimento collettivo e plurale, in grado di imboccare la strada dell’innovazione e del cambiamento dentro la società, ma anche e soprattutto rispetto a se stesso.

Riproporre l’ascolto e la disponibilità al dialogo, abbandonando la supponenza elitaria, tipica della sinistra intellettuale, che vede sempre gli errori e le contraddizioni negli altri e non in se stessi, con questa sorta di mantra: «anche se perdo ho ragione io».

Queste sono le basi da cui ripartire, rimboccandosi le maniche e mettendo da parte divisioni ed egoismi. La posta in palio è altissima: è il futuro che vogliamo costruire. Ma siccome la volontà dei cittadini è stata chiara, è giusto che i partiti che hanno raccolto ampio consenso accettino la responsabilità del governo e si misurino con le grandi questioni nazionali ed internazionali.

Solo così sapranno dimostrare se sono davvero all’altezza dei compiti che li attendono o se questa campagna elettorale mediatica ha consegnato il Paese ad una classe dirigente esclusivamente “virtuale”.

Da uomo ed amministratore progressista, oggi più che mai, sono convinto che la politica sia l’arte del confronto costruttivo e della progettualità positiva. Le paure passano, i valori restano. Mettiamoci subito al lavoro per riportarli alla luce.

Il dato nazionale di queste elezioni riflette in qualche modo quello che è avvenuto a Viareggio alle elezioni amministrative dove il civismo progressista ha sconfitto la vecchia politica incarnata dal PD e dalla Lega dimostrando che il civismo non è solo una caratteristica dei 5 Stelle ma una risorsa a cui attingere per ridare credibilità alla politica e riproporre quegli ideali riformisti che appartengono al nostro patrimonio politico e culturale.

Mi auguro che il Pd e la Sinistra, che a Viareggio come in tutto il Paese, hanno dimostrato grande miopia politica e incapacità di dialogo pagando poi una posta altissima in termini di consenso e credibilità, sappiano guardare oltre e che le esperienze politiche innovative possano essere uno stimolo e un esempio per tessere di nuovo la tela di una proposta politica unitaria, solidale e competitiva.

Per questo mi impegnerò per la ricomposizione delle energie politiche, sociali e culturali di quello che può essere il sogno di un’idea che sia in grado di portare bellezza, innovazione e modernità a un progetto di Città, Regione e di Paese.

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