Pensioni: l’adeguamento all’inflazione rischia di essere rinviato di nuovo

Una cattiva notizia in arrivo per i pensionati che dovranno rassegnarsi anche quest’anno. L’ipotesi di lavoro sui cui sta ragionando il governo e che riporta il Sole 24 Ore riguarda infatti l’adeguamento pieno delle pensioni all’inflazione rischia di essere di nuovo rinviato a data da destinarsi.  L’obiettivo è trovare almeno 200 milioni di euro da destinare al finanziamento della quota 100.

Questo schema potrebbe prevedere una rivalutazione piena solo per le pensioni fino a 1530 euro lordi al mese; oltre quella soglia l’importo dovrebbe invece scendere man mano che l’assegno diventa più alto, anche se per il momento non ci sono altri dettagli.

Proprio a gennaio 2019, dopo anni di blocco, sarebbe dovuta tornare in vigore una vecchia legge del 2000 che prevedeva un ritocco delle pensioni all’insù secondo il seguente schema:
100% per le pensioni di importo inferiore a tre volte il trattamento minimo (che oggi è 507,42€ ma subirà una piccola variazione nel 2019);
90% per gli assegni di importo compreso tra 3 e 5 volte il trattamento minimo;
75% per le pensioni superiori a 5 volte il trattamento minimo.
I numeri in ballo non sono certamente molto alti: per il nuovo anno la perequazione avrebbe dovuto comportare un aumento di dell’1.10%. A beneficiare di questo piccolo “extra” potrebbero essere solo i pensionati che prendono fino a 1530 euro lordi. Questa almeno è l’ipotesi di cui oggi dà conto Il Sole 24 Ore. Secondo il quotidiano di Confindustria, inoltre, “la soluzione adottata dovrebbe durare un triennio”. Insomma anche nei prossimi anni la rivalutazione delle pensioni potrebbe non essere piena. In tal modo lo Stato risparmierebbe 600 milioni nel 2020 e 900 milioni nel 2021.

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